L’omicidio di Niko Tacconi ad Ascoli: la lite in via Pergolesi, il coltello e i 34 anni spezzati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   TestoNon c’è stato nulla da fare per Niko Tacconi, il trentaquattrenne parrucchiere ascolano che ieri sera è stato dichiarato morto al pronto soccorso dell’ospedale Mazzoni. A essere fatale, per lui, è stata una coltellata all’addome sferrata, stando a quanto ricostruito finora dagli inquirenti, da Emanuele Bellini, suo collega di lavoro (anch’egli parrucchiere) e conoscente cinquantatreenne. L’episodio, che si è consumato all’interno dell’appartamento della vittima situato in via Pergolesi, nel quartiere di Porta Cappuccina (o Porta Solestà, a seconda delle fonti), ha avuto una dinamica che appare chiara solo nelle fasi iniziali, ma che lascia ancora aperti numerosi interrogativi sui moventi.

Una ferita che sembrava meno grave e il precipitare della situazione

Sul posto, intorno alle 19 di domenica, sono intervenuti immediatamente i sanitari del 118 insieme ai carabinieri della Compagnia di Ascoli; questi ultimi, tra l’altro, sono riusciti a bloccare il presunto aggressore prima che potesse darsi alla fuga. La vittima, dopo essere stata stabilizzata, è stata trasportata d’urgenza in ospedale, dove le sue condizioni – inizialmente giudicate molto gravi ma non necessariamente letali – sono precipitate nel giro di pochissimi minuti a causa di una copiosa emorragia interna, quella sì, rivelatasi impossibile da fermare per i medici. La lite, che sembra essere nata per motivi ancora poco chiari (alcune fonti parlano di dissidi economici, altre ipotizzano un contesto legato all’ambiente della tossicodipendenza, senza che alcuna pista sia stata ufficialmente validata), è degenerata quando Bellini ha afferrato un coltello – forse un comune coltello da cucina – colpendo Tacconi con un solo fendente.

Il fermo di Emanuele Bellini e le indagini in corso

Proprio Emanuele Bellini, che risultava già noto alle forze dell’ordine per trascorsi giudiziari, è stato sottoposto a fermo come indiziato di delitto e si trova ora nella caserma “Piermanni” a disposizione del pm. Gli uomini dell’Arma, mentre eseguivano i rilievi scientifici all’interno dell’abitazione per recuperare l’arma del delitto, hanno ascoltato a lungo il fermato per cercare di comprendere cosa abbia scatenato la sua reazione. Non è chiaro, al momento, se tra i due vi fossero precedenti attriti o se si tratti invece di un litigio nato all’improvviso, magari durante un incontro tra conoscenti. Quel che è certo è che la vittima, Niko Tacconi, era una figura conosciuta in città: aveva aperto un’attività in proprio in piazza Ventidio Basso (un negozio che, sebbene risultasse chiuso da qualche tempo, portava il suo nome) e, secondo alcuni racconti, aveva dimostrato un certo coraggio imprenditoriale aprendo la sua attività durante il periodo della pandemia.

Un precedente giudiziario alle spalle della vittima

Dalle prime verifiche incrociate, è emerso che Niko Tacconi non era estraneo a vicende giudiziarie, essendo stato condannato lo scorso dicembre a tre anni e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni ai danni della madre; una sentenza che, tra l’altro, prevedeva il divieto di avvicinamento alla sua abitazione di origine. Questo dettaglio, che non riguarda la dinamica dell’omicidio di ieri ma che contribuisce a delineare il profilo della persona scomparsa, non ha comunque alcuna correlazione diretta con l’aggressione subita in via Pergolesi, dove l’unico indagato per omicidio volontario rimane al momento il cinquantatreenne fermato.

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