Giorgetti preme per più flessibilità dall’Ue: «Siamo nel giusto, parlo più con Dombrovskis che con Crosetto»
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Redazione Interno
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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto a Nicosia a margine dell’Ecofin informale, ha rilanciato senza tentennamenti la richiesta di maggiore flessibilità di bilancio nei confronti dell’Unione europea, una richiesta che il governo Meloni non intende archiviare nonostante le evidenti resistenze provenienti da più fronti istituzionali. La sua, ha spiegato il titolare del Mef, è una «proposta razionale e di buon senso»: interpretare gli spazi già concessi per la difesa in termini più ampi, cioè come strumento funzionale alla sicurezza economica nazionale. Un’estensione concettuale che, nelle intenzioni di Roma, servirebbe a fronteggiare l’incertezza legata ai rincari energetici, aggravata dalle tensioni in Medio Oriente e dalla loro imprevedibile evoluzione. «Non c’è nessuna soluzione che aiuta l’Italia – ha precisato Giorgetti – ci sono soluzioni che aiutano tutti i Paesi europei». Ma ha anche riconosciuto che i tempi di decisione non saranno immediati.
La linea di Dombrovskis e il monito di Lagarde
Il messaggio che arriva dall’Eurogruppo di Cipro, tuttavia, è per molti versi opposto a quello sperato da Palazzo Chigi. Il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis, che Giorgetti incontra più spesso del ministro della Difesa Guido Crosetto (una battuta, quest’ultima, che il titolare del Mef ha lasciato cadere con un certo realismo politico), ha ribadito l’impianto tradizionale: le misure contro la crisi energetica devono restare «mirate, temporanee e calibrate», senza ricorrere ad ampi stimoli fiscali generalizzati, tenendo conto del limitato spazio fiscale disponibile per molti Stati membri. Più netta ancora Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea: «Qualsiasi deviazione da quei principi sarebbe in realtà dannosa», ha avvertito in conferenza stampa, e finirebbe per tradursi in «un orientamento differente della politica monetaria». Una frase che nessun ministro del Tesoro può permettersi di ignorare, specialmente chi, come Giorgetti, si muove sul sentiero stretto tra la necessità di sostenere famiglie e imprese e l’obiettivo di uscire dalla procedura per deficit eccessivo in autunno.
«Il passo dell’alpino lettone»
Proprio questa doppia pressione – strappare margini di flessibilità senza allentare troppo la disciplina di bilancio – ha spinto Giorgetti a ricorrere a un’immagine volutamente curiosa, quasi grottesca, per descrivere il negoziato in corso con Bruxelles: «Un avvicinamento al passo dell’alpino lettone». Un modo per ironizzare sulla lentezza e la prudenza dei funzionari europei, ma anche per segnalare che il dialogo, per quanto faticoso, prosegue. Il ministro sa bene che la partita non si gioca solo sulla trasparenza delle regole fiscali, ma anche sulla capacità politica di presentare la flessibilità come un bene comune, non come un favore riservato all’Italia. Da qui l’insistenza sul fatto che si tratterebbe di misure utili «per tutti i Paesi europei», in una fase «molto complicata e difficile».
L’incrocio tra crisi energetica e politica monetaria
L’elemento di maggiore attrito, però, resta l’energia. Il governo ritiene che l’impennata dei prezzi, alimentata dalle frizioni geopolitiche in Medio Oriente, giustifichi una deroga temporanea agli obiettivi di bilancio. Dal canto suo, la Bce guidata da Lagarde vede in qualsiasi allentamento fiscale non strettamente circoscritto un fattore di rischio per l’inflazione e per la credibilità stessa della politica monetaria comune. È un braccio di ferro che si svolge sotto traccia, fatto di riunioni tecniche, dichiarazioni misurate e battute – come quella sull’alpino lettone – che servono a sdrammatizzare senza però arretrare di un millimetro. Giorgetti, del resto, ha già chiarito che la proposta italiana non prevede nuovi fondi straordinari, ma una «interpretazione estensiva» delle attuali possibilità di spesa per la difesa, riconvertite idealmente in spesa per la sicurezza energetica. Se questa chiave di lettura verrà accettata da Dombrovskis e dagli altri ministri dell’Eurozona, è ancora tutto da vedere.




