Parlamento europeo nel mirino delle Vpn: “sono una scappatoia legislativa da chiudere”
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Redazione Esteri
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Il servizio di ricerca del Parlamento europeo (Eprs) ha recentemente bollato le Vpn – quelle reti private virtuali che, lo ricordiamo, consentono di cifrare il traffico e mascherare l’indirizzo Ip – come una vera e propria “scappatoia” normativa, un’intercapedine attraverso la quale i minori riescono ad aggirare i nuovi sistemi di verifica dell’età. Da quando, tra la fine dell’estate e l’autunno del 2025, l’accesso ai siti per adulti è stato subordinato a controlli obbligatori sull’anagrafica dell’utente, il vecchio continente ha assistito a una corsa senza precedenti al download di questi strumenti. L’effetto collaterale, che i legislatori di Bruxelles non avevano pienamente previsto, è proprio il boom di adozione di una tecnologia nata per proteggere la privacy ma che, di fatto, neutralizza qualsiasi barriera territoriale o anagrafica.
L’ambiguità costitutiva delle reti private virtuali
Le Vpn camminano da anni sul filo del rasoio: da un lato rappresentano un baluardo essenziale per cittadini, giornalisti e attivisti che desiderano sottrarsi a sorveglianza e tracciamenti indiscriminati; dall’altro, lo stesso meccanismo di mascheramento dell’Ip le trasforma in un passepartout digitale per saltare blocchi e regolamentazioni. Questa doppia anima emerge con chiarezza nel rapporto dell’Eprs, dove si sottolinea che la protezione dei minori – diventata una priorità assoluta per la Commissione – rischia di essere vanificata proprio dalla facilità con cui un ragazzo può connettersi a un server estero. Nel Regno Unito, dove le restrizioni sono già in vigore da qualche mese, le applicazioni Vpn hanno letteralmente scalato le classifiche di download, alimentando il dibattito nei palazzi istituzionali.
Verifica dell’età estesa anche per accedere alle Vpn
Per chiudere questa falla, tra le ipotesi discusse dagli esperti dell’Eprs vi è l’introduzione di un ulteriore controllo: obbligare cioè i provider di reti private virtuali a richiedere a loro volta una prova dell’età prima di attivare il servizio. Una misura, quest’ultima, che trasformerebbe radicalmente la natura stessa dello strumento, imponendo la raccolta di dati biometrici o documentali anche a chi cerca semplicemente di navigare in anonimato. La vicepresidente della Commissione europea, Henna Virkkunen, ha già anticipato che le Vpn saranno oggetto delle prossime normative sull’identità digitale, con l’obiettivo dichiarato di impedire che continuino a rappresentare un’elusione dei controlli.
Il paradosso della sicurezza tra anonimato e tutela dei minori
Non sfugge agli stessi estensori del rapporto la delicatezza dell’intervento: limitare l’uso delle Vpn ai soli maggiorenni o imporre una schedatura degli utenti rischierebbe di indebolire la sicurezza digitale di chi quelle reti le utilizza per proteggere dossier sensibili o comunicazioni riservate. Le principali aziende del settore hanno già inviato lettere di protesta ai legislatori europei e britannici, paventando una deriva sorveglianza di massa che finirebbe per colpire proprio le categorie più esposte, come dissidenti e operatori dell’informazione. La sfida, per il Parlamento europeo, è quindi tecnica prima ancora che politica: bisogna rendere inefficaci le “scappatoie” legislative senza trasformare la protezione dei minori in un pretesto per smantellare la riservatezza degli adulti.




