Referendum giustizia, l’onorevole Donzelli a Lucca per la campagna del sì di Fratelli d’Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarà il volto noto di Fratelli d’Italia, l’onorevole Giovanni Donzelli, a tenere banco nel prossimo fine settimana a Lucca per la campagna referendaria che impegnerà gli italiani sabato 22 e domenica 23 marzo. L’appuntamento, organizzato dal coordinamento comunale e provinciale del partito, è fissato per sabato 14 marzo alle 15 in via Beccheria, all’angolo con piazza Napoleone, dove verrà allestito il gazebo di Fratelli d’Italia. L’iniziativa, più che un semplice volantinaggio, si configura come un’occasione di confronto diretto con i cittadini, ai quali Donzelli illustrerà le ragioni che spingono il partito a sostenere il voto favorevole alla riforma costituzionale sulla giustizia, in un momento in cui il dibattito politico, dentro e fuori le aule parlamentari, si fa sempre più acceso.

La mobilitazione del partito guidato dalla premier Giorgia Meloni, del resto, non si limita al solo territorio lucchese ma assume una dimensione europea, come dimostra l’iniziativa parallela svoltasi al Parlamento europeo di Strasburgo. Qui, gli eurodeputati del gruppo European Conservatives and Reformists Group, a cui aderisce Fratelli d’Italia, hanno dato vita a un flashmob formando un grande “Sì” umano, a testimonianza di come la riforma della magistratura sia diventata un cavallo di battaglia che valica i confini nazionali. Tra gli intervenuti, gli europarlamentari Carlo Fidanza e Nicola Procaccini hanno sottolineato la portata storica dell’appuntamento, in un contesto – quello europeo – dove la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri rappresenta la norma piuttosto che l’eccezione.

La presentazione in Senato del libro “Il Giudice Giusto” e le parole di Sisler

Parallelamente agli appuntamenti sul territorio, la campagna per il sì si è arricchita di un importante momento di approfondimento culturale e giuridico presso il Senato della Repubblica. Su iniziativa del senatore Sandro Sisler, vice presidente della commissione Giustizia a Palazzo Madama, si è tenuta la presentazione del volume “Il Giudice Giusto” di Stefano Giordano, un’opera che secondo i promotori ribadisce con forza la necessità di approvare la riforma. “Un libro che ribadisce l’importanza del Sì al Referendum”, ha dichiarato Sisler intervenendo al convegno, “perché questa riforma non è contro i magistrati, tutt’altro. È dalla parte di quei magistrati che chiedono di essere liberati dalle correnti, non a caso sono sempre di più i giudici che si schierano, con coraggio, dalla parte del Sì”. Il senatore ha poi voluto soffermarsi su quella che ha definito un’atmosfera pesantemente condizionata, osservando come il fatto che questi magistrati debbano esprimere il loro sostegno “con coraggio” la dice lunga sul clima di contrapposizione che si è venuto a creare intorno al quesito referendario.

L’esponente di Fratelli d’Italia ha poi approfittato della cornice istituzionale per respingere con forza quelle che ha etichettato come “fake news” relative alla natura politica della consultazione. Ha negato categoricamente che si tratti di una riforma di destra contrapposta alla sinistra, ricordando come il testo sia stato votato dall’intero centrodestra ma anche da alcuni esponenti dell’opposizione, mentre diversi parlamentari del Partito Democratico hanno manifestato il loro sostegno. “E infine”, ha concluso Sisler, “non è un referendum pro o contro Meloni, perché il voto per il Governo ci sarà l’anno prossimo. Questa è una riforma per i nostri figli e per un futuro migliore”.

L’intervento di Berrino e Sallemi tra critiche al fronte del no e memoria storica

Nel corso della stessa iniziativa al Senato sono intervenuti anche altri esponenti di primo piano del partito in commissione Giustizia, i cui contributi hanno delineato con chiarezza i termini dello scontro in corso. Il senatore Gianni Berrino, capogruppo in commissione Giustizia, ha ripreso le considerazioni di Alberto Landolfi, ex pm di Savona, il quale ha parlato di un vero e proprio “furto del referendum” messo in atto attraverso campagne di disinformazione. Berrino ha paragonato i metodi di chi si oppone alla riforma a quelli utilizzati in epoca sovietica, una “disinformatia” – ha detto – volta a confondere gli elettori. Il suo invito è stato quello di votare Sì per ottenere una magistratura finalmente libera da pregiudizi di natura ideologica o politica, un passaggio considerato ormai indifferibile per la credibilità delle istituzioni.

Ancora più diretto, nel suo intervento, il senatore Salvo Sallemi, anch’egli componente della commissione Giustizia, ha voluto ancorare il dibattito alla memoria storica per spiegare le conseguenze degli errori giudiziari. Ha sottolineato l’importanza della riforma in relazione ai casi di cronaca che hanno devastato la vita di molte persone, ricordando come i magistrati responsabili di tali errori non solo non abbiano subito conseguenze, ma in alcuni casi abbiano addirittura proseguito le loro carriere. Come esempio emblematico, Sallemi ha citato il celebre caso di Enzo Tortora, il popolare conduttore televisivo ingiustamente accusato e coinvolto in un processo che ne segnò irrimediabilmente l’esistenza. “Questa riforma”, ha concluso Sallemi, “serve all’intera nazione e al diritto di ogni cittadino a ricevere una giustizia veramente equa”, ricollegando così il destino della norma a un principio di civiltà giuridica che prescinde dagli schieramenti.

La dimensione costituzionale di una riforma non ideologica

Al di là delle iniziative di partito e degli interventi più strettamente politici, emerge con forza, nelle argomentazioni dei sostenitori del sì, la volontà di sottrarre la riforma costituzionale alla logica della contrapposizione destra-sinistra. Il provvedimento, che modifica articoli della Costituzione, è un passaggio legislativo troppo importante per essere ridotto a una mera contesa di schieramento. Il ragionamento che viene proposto ai cittadini è che, al pari di un provvedimento amministrativo – che non è mai di destra o di sinistra ma semplicemente fatto bene o male – anche una riforma costituzionale dovrebbe essere giudicata per la sua capacità di migliorare il funzionamento di uno degli organi fondamentali dello Stato.

In quest’ottica, la riforma della magistratura viene presentata come un atto essenzialmente migliorativo, un intervento strutturale volto a rendere più efficiente e credibile il sistema giustizia. Le modifiche proposte, che spaziano dalla separazione delle carriere alla istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura, fino alla introduzione di meccanismi di responsabilità professionale per i magistrati, vengono lette dai promotori come strumenti per garantire quella terzietà del giudice che è il fondamento di ogni processo equo. La speranza, espressa più volte dagli organizzatori degli incontri, è che i cittadini sappiano cogliere la portata non ideologica della consultazione, andando a votare consapevoli che, indipendentemente dall’esito, quel che conta è la qualità della risposta che lo Stato sarà in grado di dare in termini di giustizia.

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