Referendum giustizia, il caso sociale tra Donzelli e la giudice Cozzitorto
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Redazione Interno
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La campagna per il referendum sulla riforma della giustizia, nota come legge Nordio, continua a consumarsi anche nel terreno insidioso dei social network, dove lo scontro tra fautori del sì e sostenitori del no assume spesso toni aspri che travalicano il merito della questione. L’ultimo episodio, che ha visto protagonista il deputato e responsabile di organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, ruota attorno a un post comparso sul profilo Facebook privato di una magistrata in servizio presso l’ufficio del gip del tribunale di Torre Annunziata, nel distretto di Napoli. Quel contenuto, rapidamente rimosso ma ormai catturato e rilanciato da altri, conteneva un riferimento al politico paragonandolo a “Topo Gigio” e accennava, con un’espressione volutamente provocatoria, a una presunta magistratura “di sinistra” che, secondo l’autore del post, avrebbe smesso di “osteggiare il governo” qualora la riforma andasse in porto.
La reazione e le accuse di Donzelli
Donzelli, venuto a conoscenza del fatto, ha diffuso due note ufficiali di protesta, esprimendo prima incredulità e poi dura condanna. Dopo aver definito la pubblicazione “grave, troppo grave”, ha rivolto accuse precise all’ipotetica autrice, una volta appurato che il profilo “Tal Manu Cozzi” corrisponderebbe al giudice Emanuela Cozzitorto. «Io Topo Gigio? Lei fomentatrice di odio in rete», ha dichiarato il parlamentare, trasformando l’offesa subita in un’imputazione contro la magistrata, accusata di alimentare, attraverso un linguaggio giudicato irriguardoso e divisivo, un clima di ostilità online che poco si addice a un pubblico ufficiale. La polemica, nata da un episodio circoscritto, si è così immediatamente allargata a questioni di etica e di condotta, toccando il nervo scoperto dei rapporti, sempre delicati, tra politica e magistratura.
Il silenzio della magistrata e la chiusura del profilo
Dal canto suo, il giudice Cozzitorto ha scelto la via del silenzio, optando per non rilasciare alcun commento pubblico sulla vicenda. Ha però agito in modo consequenziale, chiudendo definitivamente il proprio account social dopo aver inizialmente rimosso il post incriminato nel giro di pochi minuti dalla pubblicazione. Questa mossa, interpretata da alcuni come un atto di prudenza e da altri come un implicito riconoscimento della inopportunità di quelle affermazioni, non ha spento il dibattito. Al contrario, ha lasciato spazio alle sole parole dell’esponente politico, il quale ha potuto così costruire la propria narrazione dell’accaduto, presentandosi come vittima di un insulto proveniente da una figura istituzionale che, a suo dire, dovrebbe garantire imparzialità.
Lo sfondo del referendum e la polarizzazione del clima
L’episodio, seppur nato da dinamiche digitali, non può essere disgiunto dal contesto infuocato in cui si svolge la campagna referendaria per la separazione delle carriere magistratuali. Una parte significativa della magistratura, come noto, è schierata per il no, temendo che la riforma possa minare l’autonomia e l’unità della funzione giudiziaria, mentre un’altra componente, forse meno vocale ma ugualmente presente, ne sostiene la necessità. È in questo solco già profondamente segnato da divergenze ideologiche e professionali che si innesta la querelle tra Donzelli e Cozzitorto, divenuta emblematica di come il confronto si sia spostato su un piano personale e spesso velenoso. La battaglia referendaria, invece di concentrarsi esclusivamente sui complessi tecnicismi della riforma, finisce così per essere raccontata anche attraverso queste schermaglie, che rischiano di offuscare il merito della consultazione e di polarizzare ulteriormente un clima già teso, dove le posizioni si irrigidiscono e il linguaggio si fa arma di contrapposizione.




