Meloni convoca un vertice sulla manovra, mentre Tajani si dice ottimista

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo è impegnato in una complessa fase di definizione della legge di bilancio, le cui bozze hanno generato non poche tensioni all'interno della coalizione. La premier Giorgia Meloni ha convocato d'urgenza a Palazzo Chigi i suoi vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme al ministro dell'Economia e al suo viceministro, in un incontro serale volto a comporre le divergenze emerse. Il vertice, al quale prende parte anche il titolare del Tesoro, giunge dopo un'altrettanto notturna opera di mediazione in Senato, dove alcuni emendamenti legati al delicato capitolo pensionistico sono stati stralciati, e dopo un analogo ripensamento su norme riguardanti la gestione condominiale. Questi aggiustamenti, resi necessari dalle pressioni dei partiti alleati, configurano un quadro negoziale ancora in divenire, che l'opposizione sfrutta per mettere in discussione la tenuta dell'esecutivo, come dimostrano le dichiarazioni della segretaria del partito di opposizione, secondo la quale “si è rotta la maggioranza”.

Le dichiarazioni rassicuranti di Tajani

A margine di un evento culturale a Roma, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invece offerto una lettura diversa della situazione, mostrandosi fiducioso. “Io sono ottimista, credo che i problemi si risolvano tutti”, ha affermato, sottolineando come la coalizione di centro destra abbia sempre trovato una sintesi alle urne. Riguardo ai contenuti della manovra, Tajani ha espresso soddisfazione per le misure che, a suo dire, tutelano il ceto medio e le imprese, citando nello specifico la riduzione dell'Irpef e il super ammortamento, giudicati “un buon segnale”. Le sue parole, che suonano come un tentativo di calmierare gli animi, non nascondono però le difficoltà oggettive di un compromesso che deve tenere insieme anime politiche differenti.

Le questioni interne a Forza Italia

Lo stesso Tajani, interrogato anche sugli equilibri del suo partito, Forza Italia, ha affrontato con toni distesi la questione della guida, dimostrandosi non attaccato alla poltrona. “Se mi vogliono come guida bene, sennò c'è il signor Francesco che è più bravo di me”, ha dichiarato, aprendo esplicitamente alla possibilità che un esponente della famiglia Berlusconi possa in futuro assumere un ruolo di primo piano. Ha ribadito, con una frase incidentale che ne delinea la posizione, di essere mosso principalmente dalla volontà di far vincere “i principi e i valori liberali” piuttosto che da ambizioni personali, un chiaro riferimento all'eredità politica del fondatore del partito.

Il lavoro in corso per la legge di bilancio

La riunione a Palazzo Chigi rappresenta dunque l'ultimo, cruciale, atto di una trattativa che procede per correzioni successive. L'obiettivo del governo è chiaramente quello di presentare un testo coerente e condiviso, scongiurando ulteriori scossoni nella maggioranza. Le fibrillazioni degli ultimi giorni, del resto, non sono una novità nelle fasi finali di stesura di una manovra economica, specialmente in esecutivi coalizionali. Ciò che conta, ora, è il contenuto delle prossime ore di confronto, dalle quali uscirà l'impianto definitivo di una legge che intende dare risposte su fiscalità e investimenti, mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, riprende la sua attività sulla scena internazionale, in un contesto globale che richiede stabilità ai partner europei.

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