Gaza, l’Onu tace sugli aiuti umanitari finiti nelle mani di Hamas
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Redazione Esteri
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L’Organizzazione delle Nazioni Unite, spesso descritta come un gigante dai due volti, mostra ancora una volta la sua doppia natura. Da una parte c’è la retorica ufficiale, fatta di appelli alla pace e condanne formali; dall’altra, la macchina burocratica che, pur raccogliendo dati precisi, preferisce spesso non renderli pubblici quando scomodi. E i numeri che emergono dagli ultimi rapporti interni sull’invio di aiuti a Gaza lo dimostrano: quasi il 90% dei beni destinati alla popolazione civile sarebbe stato dirottato da Hamas, che li utilizza per finanziare la propria macchina bellica.
Le immagini dei profughi palestinesi che assaltano i camion carichi di viveri, arrampicandosi sui mezzi in movimento pur di afferrare qualche sacco di farina, raccontano solo una parte della storia. Quella più visibile, ma non la più significativa. Perché mentre migliaia di persone disperate si accalcano lungo il corridoio di Morag, cercando di strappare qualcosa da mangiare, la maggior parte degli aiuti viene intercettata da miliziani e gruppi organizzati, che li rivendono al mercato nero o li usano per rifornire i propri combattenti. I magazzini dell’Onu, che dovrebbero garantire una distribuzione equa, restano spesso vuoti.
Intanto, i raid israeliani continuano senza tregua. Nelle ultime 24 ore, i bombardamenti hanno causato almeno 67 vittime, aggiungendosi a un bilancio già insostenibile. Benjamin Netanyahu, che ha annunciato una riunione del governo per definire i prossimi passi, ribadisce gli obiettivi dichiarati fin dall’inizio del conflitto: annientare Hamas, liberare gli ostaggi e neutralizzare la minaccia proveniente dall’enclave palestinese. Ma la realtà sul terreno è più complessa, e le operazioni militari, oltre a colpire i miliziani, alimentano una crisi umanitaria sempre più grave.




