Marathon, il conto salato di un’operazione ambiziosa: Sony segna una perdita da 765 milioni

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il lancio di Marathon, avvenuto il 5 marzo scorso su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, doveva rappresentare per Bungie il momento della rinascita e per Sony la concretizzazione di quell’investimento da 3,6 miliardi di dollari che, ormai da quattro anni, pesa come un macigno sui bilanci del colosso nipponico. Eppure, a distanza di appena due mesi dal debutto – un lasso di tempo tecnicamente insufficiente per giudicare la tenuta di un’operazione live service – i numeri forniti dall’ultimo report fiscale dipingono uno scenario ben diverso da quello sperato. La casa madre di PlayStation ha infatti comunicato una svalutazione complessiva legata allo studio americano pari a 765 milioni di dollari, di cui ben 565 milioni maturati nell’ultimo trimestre, quello che ha accompagnato il rilascio e le prime settimane di vita dello sparatutto.

Le difficoltà di un titolo che non decolla e le ripercussioni sui conti di Sony

Al netto di questa pesante rettifica contabile, che riflette una riduzione delle aspettative di profitto future legate all’acquisizione di Bungie, i dati relativi al pubblico di Marathon destano preoccupazione negli analisti. Sebbene la compagnia non abbia divulgato cifre ufficiali dettagliate, le rilevazioni pubbliche sulla piattaforma Steam mostrano un quadro di sostanziale stagnazione: il picco di giocatori simultanei si attesta attorno alle 15-16mila unità, un risultato oggettivamente lontano dai volumi che giustificherebbero un progetto con un budget stimato, secondo varie fonti, ben oltre i 200 milioni di dollari. Questa performance, che colloca il titolo in posizione defilata rispetto ad altri competitor più longevi del genere extraction shooter, sta avendo ripercussioni tangibili sulla salute finanziaria della divisione Game & Network Services, che registra un calo dell’utile operativo del 24% su base annua.

Lo scenario è reso ancora più complesso dalle voci che circolano all’interno del settore riguardo il futuro dell’organico di Bungie. Secondo indiscrezioni riportate da fonti vicine alla software house – le stesse che avevano anticipato la chiusura di Bluepoint – lo studio potrebbe affrontare una riduzione del personale compresa tra il 40 e il 50% della forza lavoro, una scelta drasticache, se confermata, ridimensionerebbe pesantemente la capacità operativa dei creatori di Halo e Destiny proprio nel momento cruciale del supporto post-lancio. Ad aggravare il clima di incertezza contribuiscono le clausole dell’accordo di acquisizione: sebbene Bungie abbia mantenuto una certa autonomia operativa ed editoriale, l’incapacità di raggiungere gli obiettivi di profitto prefissati rischia di innescare un meccanismo che porterebbe Sony ad aumentare progressivamente il proprio controllo sullo studio, fino a un’integrazione totale nei PlayStation Studios.

Narrativa partecipata e piani a lungo termine: la strategia di Bungie

Nonostante i numeri avversi e le ombre che si addensano sulla struttura aziendale, la direzione creativa di Marathon sta cercando di tracciare un solco netto tra il presente altalenante del titolo e il suo potenziale futuro. In un’intervista rilasciata a GamesRadar a ridosso dei due mesi dal lancio, il creative director Julia Nardin ha delineato i contorni di una strategia narrativa che, anziché procedere su binari prestabiliti, intende lasciare ampio margine di manovra all’impronta dei giocatori. “Sappiamo dove vogliamo portare la storia nei prossimi anni”, ha spiegato Nardin, specificando però come il copione non sia scolpito nella pietra: “per noi è essenziale che i giocatori possano contribuire a plasmarla”.

Questa filosofia, che richiama le sperimentazioni già viste nell’universo di Destiny 2 (sebbene lì non siano mancate critiche per una narrazione spesso percepita come frammentata o esclusiva per i nuovi arrivati), rappresenta per Bungie una dichiarazione d’intenti chiara. Lo studio punta a costruire una longevità basata sulla reattività al feedback della propria base utenti, piuttosto che su una roadmap rigida e prestabilita. Le recenti patch che hanno aumentato la capacità di trasporto di armature e curativi, unitamente alla semplificazione dell’accesso al ‘Cryo Archive’, dimostrano una volontà di intercettare subito le critiche per migliorare l’esperienza di gioco, nella speranza che l’attuale player base, seppur ridotta nei numeri, possa fungere da volano per una futura espansione a partire dalla seconda stagione, attesa per giugno.

Il precedente di Destiny 2 e la pressione del mercato

Osservando il contesto più ampio, va sottolineato come questa svalutazione non sia un evento isolato ma piuttosto il culmine di una fase discendente iniziata mesi prima dell’arrivo di Marathon. Già nel secondo trimestre fiscale del 2025-26, Sony aveva dovuto registrare una perdita di circa 204 milioni di dollari imputabile prevalentemente al rendimento sottotono dell’ultima espansione di Destiny 2. Il fallimento nel raggiungimento dei target qualitativi e di vendita da parte del vecchio cavallo di battaglia dello studio aveva acceso un primo campanello d’allarme, che l’uscita di Marathon, stando ai numeri attuali, non è riuscita a placare.

La pressione competitiva, inoltre, è spietata. Nel segmento degli extraction shooter, un genere già di per sé ostico e poco incline a concedere facili entusiasmi ai neofiti, il prodotto Bungie si trova a competere con realtà più rodate. Dati alla mano, i picchi di giocatori concorrenti registrati sulla stessa piattaforma Steam risultano in alcuni casi superiori, segno che la leadership tecnica e stilistica di Bungie non si è ancora tradotta in una presa sul pubblico di massa. Pur avendo dalla sua un’identità visiva spietata e una curatione del gunplay che molti recensori definiscono "preziosa", la sua capacità di trattenere l’utente medio resta attualmente il vero tallone d’Achille.

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