Un pensiero per riflettere con il Vangelo di oggi, domenica 16 novembre 2025
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Redazione Esteri
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In un'epoca segnata da conflitti come quelli in Ucraina e a Gaza, e da un'emergenza climatica che genera apprensioni profonde, la liturgia della XXXIII domenica del Tempo Ordinario propone una riflessione che travalica la cronaca immediata. Le letture, infatti, invitano a sollevare lo sguardo oltre le contingenze presenti, spesso percepite come segni di un'imminente catastrofe, per orientarlo verso un orizzonte di compimento. Il profeta Malachia, le cui parole risuonano nella prima lettura, descrive un giorno futuro, “ardente come un forno”, destinato a consumare chi pratica la superbia e l'ingiustizia; una visione che, se da un lato evoca giudizio, dall'altro delinea un passaggio necessario verso un ordine rinnovato.
Il Vangelo tra storia e fine della storia
Il brano evangelico di Luca, che viene proclamato in questa penultima domenica dell'anno liturgico, si colloca in un contesto analogo, affrontando il tema della fine. Gesù, parlando della distruzione del tempio di Gerusalemme – evento storico di portata traumatica per il popolo ebraico – e preannunciando l'avvento di falsi messia, di guerre e di persecuzioni, offre una chiave di lettura fondamentale: questi accadimenti, per quanto terribili, costituiscono “segni dei tempi” e non il preludio immediato della “fine dei tempi”. Egli distingue, con chiarezza, le vicende umane, con il loro carico di sofferenza e di male, dall'evento ultimo e definitivo del “giorno del Signore”, il cui quando rimane avvolto nel mistero.
La prospettiva della salvezza oltre i segni spaventosi
La narrazione prosegue delineando scenari cosmici sconvolgenti, con segni spaventosi che appariranno sia sulla terra che nel cielo; elementi, questi, che la riflessione odierna potrebbe associare, in modo non letterale, a certi fenomeni naturali straordinari o alle paure generate dai mutamenti dell'ecosistema. Il cuore del messaggio, tuttavia, non risiede nella Descrizione di tali eventi, bensì nell'invito alla perseveranza e nella promessa che la la ad essa conseguita. “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”, afferma Cristo, indicando così un cammino di speranza che conduce verso la salvezza e non verso la catastrofe.
L'antifona e l'acclamazione: progetti di pace e liberazione vicina
A controbilanciare le immagini di giudizio e di turbamento intervengono le altre parti liturgiche, le quali forniscono il tono complessivo della celebrazione. L'antifona di ingresso, tratta dal libro di Geremia, riporta infatti le rassicuranti parole del Signore: “Io ho progetti di pace e non di sventura”. A questa promessa fa eco l'acclamazione al Vangelo, un incoraggiamento a “risollevarsi e alzare il capo” perché la liberazione è ormai vicina, delineando una traiettoria che, pur non ignorando le prove del presente, si conclude con un esito di redenzione e di pace.




