La petizione contro i locali dei Moretti supera le 2.300 firme e le chat rivelano la percezione del rischio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La pressione popolare nei confronti dei coniugi Moretti, proprietari del discobar Constellation distrutto da un incendio nella notte di Capodanno, non accenna a diminuire. Anzi, l’onda d’urto della tragedia che ha mietuto quarantuno vittime e causato oltre un centinaio di feriti si è trasformata in un’iniziativa concreta: una petizione online, quella che chiede di impedire la riapertura degli altri locali riconducibili alla coppia, ha ormai abbondantemente superato quota 2.300 firme.

Un risultato, quest’ultimo, che testimonia l’indignazione diffusa non solo tra i diretti interessati, ma anche tra quei cittadini che faticano ad accettare l’idea che le attività commerciali degli indagati possano riprendere come se nulla fosse accaduto.

"Sapere che strutture legate alle persone indagate potrebbero riprendere le loro attività commerciali, come se nulla fosse accaduto, è insopportabile per le vittime, le famiglie e innumerevoli cittadini", si legge nel testo della raccolta firme, dove i promotori precisano comunque di rispettare la presunzione di innocenza, pur invocando il principio di decenza.

Gli audio e i messaggi che aggravano la posizione dei gestori

Mentre la petizione raccoglie consensi, il fronte giudiziario si arricchisce di elementi che gli inquirenti considerano particolarmente gravi. Nel corso dell’ultimo interrogatorio, gli investigatori hanno infatti mostrato ai coniugi Moretti una serie di messaggi e audio WhatsApp, estratti per lo più dal telefono di una dipendente deceduta nel rogo, che dipingono un quadro della gestione della sicurezza a dir poco preoccupante.

Emerge, da queste conversazioni, come la coppia fosse ben consapevole dei rischi legati all’uso di candele pirotecniche – gli "sparklers" – e delle carenze strutturali del locale, ben prima che il fuoco divorasse il Constellation. Un dettaglio, questo, che rischia di trasformare le contestazioni, spostando l’accusa dalla semplice colpa generica a un’ipotesi ben più grave.

La porta bloccata e le candele "esplosive": le prove del 2021 e del 2025

A dare corpo al mosaico accusatorio sono due episodi precisi, distanti anni ma accomunati da un agghiacciante filo logico. Il primo risale all’agosto del 2021, quando in una chat interna Jacques Moretti chiedeva conferma ai dipendenti che l’uscita di sicurezza vicino ai servizi fosse effettivamente bloccata e che nessuno la utilizzasse. La risposta, che confermava l’anomalia, fu accolta positivamente dal titolare. Una porta, quella, da cui decine di giovani avrebbero potuto trovare scampo dalle fiamme e dal fumo tossico.

L’altro tassello, forse ancora più eclatante, è rappresentato da un audio del 6 dicembre 2025: a meno di un mese dalla strage, Jessica Moretti informava i collaboratori di aver ordinato novecento candele scintillanti, aggiungendo che dovevano essere ritirate direttamente in Francia. "Sono esplosivi – spiegava la donna – e non vengono spediti in Svizzera". La consapevolezza della pericolosità del materiale, dunque, non solo era presente, ma veniva aggirata per garantire comunque la fornitura.

Il precedente del 2019 e l’accusa di falso documentale

La catena di avvertimenti inascoltati, peraltro, si estende ben oltre il 2025. Già nel dicembre del 2019, Jessica Moretti aveva avvisato lo staff di prestare la massima attenzione durante il servizio con le candele, temendo che una scintilla potesse incendiare la schiuma fonoassorbente del soffitto. Un monito, quest’ultimo, che rivela come il pericolo non fosse ignoto ai vertici del locale. A complicare ulteriormente la posizione della donna si aggiunge poi un’ulteriore accusa emersa durante gli atti processuali.

Secondo quanto riferito, Jessica Moretti è infatti indagata anche per falso documentale: l’ipotesi, al vaglio delle procuratrici, riguarda una presunta fattura falsificata relativa proprio all’acquisto della famigerata schiuma acustica, il materiale che avrebbe alimentato le fiamme. Sebbene la modifica del documento possa essere ascrivibile a ragioni fiscali, e non necessariamente legata direttamente alla dinamica del rogo, l’elemento non fa che aggravare il quadro complessivo di negligenza e opacità che circonda la gestione del Constellation.

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