Addio a Sebastião Salgado, il fotografo che raccontò il mondo in bianco e nero
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si sono spenti a Parigi, all’età di 81 anni, gli occhi che per decenni hanno osservato l’umanità con una profondità senza pari. Sebastião Salgado, il maestro della fotografia sociale, ha chiuso il suo obiettivo per l’ultima volta, lasciando un’eredità visiva che ha immortalato non solo la fatica e la resistenza dell’uomo, ma anche la sua fragile bellezza. Nato nello Stato brasiliano del Minas Gerais, Salgado aveva scelto la Francia come sua patria d’adozione, vivendo accanto alla moglie Lélia Wanick e ai figli Juliano e Rodrigo, che ne hanno condiviso le battaglie artistiche e ambientali.
Quelle sopracciglia bianche, folte come quelle di un profeta, nascondevano uno sguardo capace di cogliere l’essenza delle cose, anche quando raccontavano storie di sofferenza. Non a caso, tra le sue immagini più iconiche c’è quella scattata nel 1996 nella piantagione di Cuiabá, in Brasile, dove 2.800 famiglie di contadini senza terra festeggiavano l’esproprio finalmente concesso dopo mesi di occupazione. Forconi al cielo, pugni chiusi, volti segnati dalla stanchezza ma illuminati dalla speranza: Salgado sapeva trasformare la lotta in poesia.
Ma la sua arte non si limitava a documentare. Era una forma di militanza, come dimostra il progetto ambientale che lo ha visto protagonista insieme alla moglie. Dopo aver vissuto il trauma del genocidio in Ruanda – un’esperienza che lo segnò profondamente –, Salgado decise di dedicarsi alla rinascita della foresta atlantica nel suo Brasile natale. Un’impresa titanica, raccontata nel documentario Il sale della Terra (2015), diretto da Wim Wenders e dal figlio Juliano. Quella terra devastata, ridotta a un deserto, è tornata a vivere grazie al suo impegno, dimostrando che la bellezza può nascere anche dalle ferite.
I suoi scatti, sempre in bianco e nero, non erano semplici documenti, ma veri e propri racconti. «I bambini e i vecchi mi hanno sempre colpito», confessava. «C’è in loro qualcosa di simile: l’incapacità di reagire, la vulnerabilità di chi non comprende fino in fondo il disordine del mondo». Nei loro volti, Salgado trovava una purezza che altrove era perduta, e che riusciva a restituire con una delicatezza senza retorica




