Lagarde insiste per tenersi il nostro oro, il governo prepara la risposta
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Redazione Interno
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La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha nuovamente sollevato obiezioni formali sull'emendamento che, nella legge di bilancio, definisce le riserve auree della Banca d'Italia come "appartenenti al popolo italiano". Pur apprezzando che i lingotti restino iscritti nel bilancio di Palazzo Koch, Francoforte ha ribadito, in una nota ufficiale, che qualsiasi trasferimento delle riserve – comprese quelle auree – dallo Stato patrimoniale dell’istituto centrale verso lo Stato violerebbe l’articolo 123 del Trattato sull'Unione Europea, il quale vieta in modo categorico il finanziamento monetario dei settori pubblici nazionali. Una posizione, quella di Lagarde, che si è espressa attraverso richieste di ulteriori delucidazioni sulla finalità della norma, spingendo il governo a preparare una puntuale controreplica.
Le perplessità tecniche di Francoforte
Al centro del braccio di ferro, che prosegue ormai da settimane, non vi è soltanto una disputa sulla proprietà simbolica, bensì una questione di governance e aderenza ai parametri comunitari. Gli organismi di vigilanza europei, i quali vigilano sul rispetto dei trattati, hanno manifestato preoccupazione per la clausola che attribuisce la titolarità dell'oro alla collettività nazionale, temendo che essa possa, in futuro, aprire la strada a una gestione politica delle riserve. La Bce, che pure ha in parte ridimensionato il tono delle sue perplessità iniziali, sottolinea come la custodia e l’amministrazione dei beni debbano rimanere saldamente in capo alla Banca d’Italia, la cui autonomia costituisce un pilastro dell’architettura dell’eurozona. Da qui l’invito a “ripensarci”, rivolto al Parlamento italiano, prima dell’approvazione definitiva del provvedimento.
Il modello internazionale e la posizione di Roma
Il governo, dal canto suo, fa notare come l’emendamento presentato non preveda alcuno spostamento fisico dell'oro né una sua vendita, ma miri piuttosto a chiarire uno status giuridico che, in altri Paesi, è dato per scontato. Uno studio del Centro studi di Unimpresa ha infatti evidenziato che negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone le riserve auree ufficiali risultano formalmente di proprietà dello Stato, mentre le rispettive banche centrali si limitano a gestirne la custodia. Un modello diverso da quello vigente nell’Eurotower, dove i lingotti sono contabilizzati direttamente nei bilanci degli istituti centrali. Il ministero dell'Economia ha annunciato che il titolare del dicastero, Giancarlo Giorgetti, chiarirà direttamente con Lagarde i termini della questione, ribadendo che la gestione operativa resterà fermamente in capo a Bankitalia.
Il contesto politico e normativo
La vicenda si inserisce in un più ampio contesto di negoziati, spesso tesi, tra Roma e le istituzioni di Bruxelles e Francoforte su materie economiche. Parallelamente al dossier oro, il governo ha infatti manifestato l’intenzione di innalzare la soglia per l’utilizzo del contante, portandola a diecimila euro, una misura che ha già sollevato critiche da parte di alcuni schieramenti politici interni. L’emendamento sulle riserve, nato da una proposta di esponenti del partito di maggioranza, vuole essere interpretato non come un attacco all’indipendenza della banca centrale, bensì come un'affermazione di sovranità in un ambito, quello del gold backing, che tocca da vicino la percezione della stabilità finanziaria della nazione. La partita, di elevato tecnicismo ma dalle forti implicazioni simboliche, è ora al centro di un fitto dialogo tra le autorità competenti.




