L’euro cambia faccia, la Bce svela i nuovi temi: niente più “viola” da 500 euro
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Redazione Economia
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Che la moneta unica avesse bisogno di un aggiornamento estetico, dopo oltre vent’anni di onorato servizio, era nell’aria già dal lontano 2021. Ora, finalmente, il cantiere per il restyling delle banconote – un’operazione che è insieme tecnica, culturale e profondamente politica – entra nel vivo. La Banca centrale europea, come era stato anticipato, ha fissato le tappe del percorso, e la scadenza da segnare in rosso sul calendario è la fine del 2026: entro quella data, il Consiglio direttivo dell’istituzione sceglierà i disegni definitivi che daranno il volto alla terza serie dell’euro.
Se il “quando” comincia a essere più chiaro, è sul “come” che si gioca la partita più affascinante. La Bce, dopo aver consultato i cittadini, ha selezionato due macro-temi che i grafici di tutta Europa – chiamati a presentare le loro proposte entro la fine di aprile 2026 – dovranno interpretare. Da un lato c’è la “Cultura europea”, un’opzione che celebra i grandi personaggi che hanno forgiato l’identità del Vecchio Continente: si fanno i nomi, tanto per intenderci, di Maria Callas, Ludwig van Beethoven, Marie Curie, Miguel de Cervantes, Leonardo da Vinci e Bertha von Suttner, simbolo quest’ultimo di un’Europa costruita anche sul dialogo e sulla pace. Dall’altro lato, però, c’è una visione più fluida e meno celebrativa, quella legata a “Fiumi e uccelli”: immagini di natura che non conosce confini, un’idea di connessione più che di appartenenza, che riflette una sensibilità contemporanea lontana dalle gerarchie del passato.
L’addio definitivo al taglio “viola”, il fantasma del riciclaggio
In questo turbine di novità, c’è una conferma che suona come una pietra tombale su un capitolo controverso della storia monetaria recente. La banconota da 500 euro, soprannominata non a caso “Bin Laden” negli ambienti investigativi, non farà parte del nuovo corso. La produzione del biglietto viola, va ricordato, era già stata interrotta nell’aprile del 2019; l’attuale riprogettazione, però, ne sancisce l’estromissione definitiva e irreversibile dal sistema.
La motivazione, per quanto nota, merita di essere ribadita perché è alla base della scelta: quel taglio era diventato il miglior amico del riciclatore di denaro e del trafficante. La sua densità di valore era semplicemente mostruosa – un milione di euro in pezzi da 500 pesa poco più di due chili e sta in una borsa a tracolla, mentre la stessa cifra in tagli da 50 ne peserebbe oltre venti. Una comodità logistica, insomma, che per la Bce rappresentava una vulnerabilità inaccettabile per la sicurezza dell’intera Eurozona.
I tempi lunghi della transizione e il destino dei vecchi biglietti
C’è un aspetto, però, che i cittadini devono tenere a mente per evitare false illusioni o, peggio, allarmismi: il 2026 non è l’anno in cui vedremo le nuove banconote nel portafoglio. La scelta del design, per quanto cruciale, è solo l’inizio. Dopo quella data, si apriranno i cantieri tecnici per testare la sicurezza dei nuovi materiali, integrare le tecnologie anti-contraffazione di ultima generazione – che promettono di rendere la vita dura ai falsari – e, infine, avviare la produzione industriale su larga scala. Un percorso, questo, che la stessa Bce definisce destinato a durare “diversi anni”, con un orizzonte realistico che gli esperti collocano intorno al 2028.
Quanto alle banconote attuali, quelle che oggi frusciano nelle tasche degli europei, non c’è alcuna ragione per affrettarsi a cambiarle. La prima serie e la serie “Europa” – quella con il ritratto della principessa della mitologia greca – continueranno a mantenere il loro valore legale anche dopo l’arrivo delle nuove, proprio per preservare quella fiducia dei cittadini che è il fondamento di ogni moneta. E per i possessori dei fuorilegge 500 euro? Nessun problema: anche se non verranno più emessi, restano validi e possono essere spesi (se si trova chi accetta un taglio così ingombrante) o, più semplicemente, depositati in banca, dove verranno ritirati dalla circolazione e sostituiti con pezzi più piccoli.
L’ingegneria di un simbolo, tra identità e sicurezza
Quella in corso, in definitiva, non è una semplice operazione di maquillage. Se la prima serie di banconote puntava su finestre e porte immaginarie per simboleggiare l’apertura (evitando accuratamente volti reali per non creare gelosie tra i paesi membri), e la seconda serie ha introdotto elementi di sicurezza più sofisticati, questa terza generazione tenta un salto di qualità. Si prova a trasformare il denaro in un manifesto narrativo, un racconto condensato di ciò che l’Europa vuole essere in un’epoca di crisi multiple.
Non è un caso che Christine Lagarde, già nel 2021, avesse indicato questa direzione: aggiornare l’aspetto delle banconote per renderle più rappresentative di una società in rapida evoluzione. Che alla fine a vincere siano i volti illustri della cultura o gli uccelli migratori, l’obiettivo è lo stesso: uscire dall’anonimato tecnocratico che ha caratterizzato il denaro unico per un quarto di secolo. È un’operazione di ingegneria simbolica delicatissima, in cui la lotta al riciclaggio – incarnata dall’addio al 500 euro – fa da contrappeso alla celebrazione identitaria. Un equilibrio instabile, che la Bce prova a maneggiare con la sola certezza che i vecchi biglietti continueranno a circolare ancora per molto, affiancando i nuovi in una transizione lunga e silenziosa.
Meta Description: La Bce sceglierà il nuovo design dell’euro entro il 2026 tra i temi “Cultura” e “Fiumi”. Addio definitivo al taglio da 500 euro per la lotta al riciclaggio.




