Viktoriia Roshchyna, la giornalista ucraina torturata a morte nei territori occupati
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Redazione Esteri
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Mentre si avvicina la Giornata internazionale per la libertà di stampa, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, il bilancio per chi fa informazione in zone di guerra rimane drammatico. Tra le vittime più recenti c’è Viktoriia Roshchyna, reporter ucraina di 27 anni, catturata dai russi nel 2023 mentre documentava la situazione nei territori occupati. La sua storia, ricostruita attraverso testimonianze e indagini, è emblematica dei rischi che corrono i giornalisti in conflitti dove la verità è il primo bersaglio.
Prima di essere arrestata, Roshchyna aveva affittato un appartamento a Enerhodar, città satellite della centrale nucleare di Zaporizhia, per condurre un’inchiesta sui movimenti delle forze di sicurezza russe. Fu probabilmente individuata da un drone durante una ricognizione, segnalata e poi prelevata dalla polizia. Secondo una sua compagna di cella, rilasciata a settembre, la giovane subì torture sistematiche durante la detenzione, morendo in circostanze ancora non del tutto chiarite. Il suo corpo, come riportato da fonti ucraine, presentava segni di mutilazioni, dettaglio che ha alimentato ulteriori accertamenti da parte delle autorità competenti.
La vicenda si inserisce in un contesto già segnato dalla repressione del dissenso nei territori controllati dalla Russia. Sebbene Mosca neghi sistematicamente le accuse di violazioni dei diritti umani, casi come quello di Roshchyna dimostrano una metodologia precisa: l’uso della violenza per eliminare testimoni scomodi e dissuadere chi tenta di raccontare la guerra al di fuori della narrazione ufficiale.




