Torino, un fiume di persone per la giornata della memoria: “Contro le mafie serve l’impegno di tutti”
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Redazione Interno
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Erano in oltre cinquantamila, secondo gli organizzatori di Libera, a colorare di presenza e di voci le vie del centro di Torino in occasione della trentunesima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Un corteo lungo, partito da piazza Solferino per snodarsi fino a piazza Vittorio Veneto, ha trasformato la città in un palcoscenico di memoria collettiva, dove il rumore dei passi – scandito da striscioni e da momenti di silenzio carichi di significato – ha sostituito per un giorno quello dell’indifferenza. A guidare il serpentone, quest’anno, c’erano oltre cinquecento familiari delle vittime giunti da tutta Italia -7; un’intera comunità di dolore che si fa impegno, affiancata dalle massime cariche istituzionali locali – dal primo cittadino Stefano Lo Russo al governatore del Piemonte Alberto Cirio – e da leader politici come il segretario della Cgil Maurizio Landini e la segretaria del Pd Elly Schlein.
La profezia di don Sturzo e la metamorfosi delle mafie
A dare voce a questa presenza corale è stato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, il quale ha richiamato l’attenzione sulla natura fluida e adattabile del crimine organizzato. “Le mafie ci sono e sono in continua trasformazione – ha avvertito dal palco allestito in piazza Vittorio – e dobbiamo esserci ancora di più noi”. Nel suo intervento, il sacerdote ha voluto citare una lucida previsione di don Sturzo che, già nel 1920, avvertiva come la mafia, pur avendo “i piedi in Sicilia e la testa a Roma”, avrebbe finito per risalire sempre più forte verso nord, oltrepassando le Alpi. Un monito che, a distanza di oltre un secolo, trova una drammatica attualità in un contesto europeo in cui le infiltrazioni criminali si fanno sempre più sofisticate; del resto, come ha ricordato don Ciotti, solo pochi giorni prima dello stesso corteo, le conferenze episcopali di tutta Europa si erano riunite proprio a Torino per discutere la crescente presenza mafiosa nel Vecchio Continente.
La lettura dei nomi e il peso della verità negata
Il momento clou della manifestazione è stato quello, rituale eppure sempre struggente, della lettura dei nomi delle vittime. È stato il sindaco Lo Russo ad aprire l’elenco – che quest’anno conta 1.117 nomi – sottolineando come in quella lista ci siano “quelle di cui conosciamo le storie, quelle di cui sappiamo solo il nome e le tante delle quali non abbiamo ancora conoscenza”. Un atto pubblico che serve a restituire dignità a chi non c’è più, ma che secondo don Ciotti non può esaurirsi nella commemorazione. Il sacerdote ha puntato il dito contro una ferita ancora aperta: l’ottanta per cento delle vittime innocenti di mafia, ha ricordato, non ha ancora avuto accesso alla verità giudiziaria sui propri cari. “Siamo tornati qui per camminare insieme, per vivere una memoria viva, quella che vuole scuotere un po’ di più le coscienze”. Non solo memoria, dunque, ma anche un’esigenza pressante di giustizia che non può trovare appagamento in riti formali, bensì richiede il contributo attivo della società civile.
Il richiamo del procuratore: la società civile come baluardo
L’invito a non delegare esclusivamente alle istituzioni la lotta alla criminalità organizzata è stato raccolto anche dal mondo giudiziario. Il procuratore di Torino, intervenuto nel dibattito che ha accompagnato le iniziative collaterali alla giornata, ha ribadito un concetto cardine: per sconfiggere le mafie è indispensabile l’impegno quotidiano della società civile. Un appello che trova riscontro nella scelta stessa della città ospitante. A vent’anni di distanza dall’ultima edizione torinese, Libera ha voluto riportare l’evento in una città che rappresenta un laboratorio di innovazione sociale e di partecipazione civica, ma che è anche un territorio storicamente esposto alle infiltrazioni del crimine organizzato. A sottolineare l’importanza di questa “alleanza” tra cittadini e istituzioni ci ha pensato il governatore Cirio, il quale, commentando la manifestazione, ha parlato dell’orgoglio per un evento che tiene alta la guardia in una regione dove la presenza mafiosa, seppur meno eclatante che al Sud, necessita di costante attenzione.




