Garlasco, il Dna "ignoto 3" era contaminato: la procura ordina nuove verifiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo capitolo si apre nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, dopo che la procura di Pavia ha stabilito che il Dna denominato "ignoto 3", rinvenuto su una garza utilizzata durante l’autopsia, potrebbe essere frutto di una contaminazione avvenuta in laboratorio. Le nuove verifiche sono state affidate alla consulenza di Cristina Cattaneo, esperta di medicina legale, mentre i legali di Alberto Stasi – condannato a 16 anni per il delitto – hanno già annunciato la richiesta di revisione del processo.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il profilo genetico in questione non avrebbe alcun legame con il caso, ma sarebbe riconducibile a un altro cadavere esaminato nello stesso periodo. Un errore che, se confermato, getterebbe ulteriori ombre su un procedimento giudiziario già segnato da polemiche. «Si tratta di un fatto gravissimo», hanno dichiarato gli avvocati De Rensis e Bocellari, difensori di Stasi, sottolineando come la scoperta possa ribaltare gli esiti di un processo basato anche su quell’elemento.

La vicenda risale a oltre quindici anni fa, quando Chiara Poggi fu trovata senza vita nella sua abitazione, colpita da numerose ferite. Le indagini portarono all’arresto del fidanzato, Alberto Stasi, la cui condanna si fondò su una serie di prove circostanziali e, appunto, sul ritrovamento di tracce biologiche attribuite inizialmente a un terzo soggetto. Ora, l’ipotesi della contaminazione riapre un dibattito mai sopito, alimentando nuove domande sull’attendibilità delle analisi svolte all’epoca.

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