Il controllo di Trump sullo Stretto di Hormuz e il collasso dell'export petrolifero iraniano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra economica intrapresa dall'amministrazione statunitense nei confronti dell'Iran ha raggiunto un nuovo, significativo, capitolo. Mentre il presidente Donald Trump rivendica il "controllo quasi totale" sullo Stretto di Hormuz, i dati provenienti dalle società di tracciamento navale confermano un blocco senza precedenti delle esportazioni di greggio di Teheran. Da sette settimane, il petrolio iraniano non transita più attraverso il cruciale passaggio marittimo verso la Cina, l'ultimo grande acquirente rimasto a sostenere l'economia della Repubblica Islamica.

Un record negativo che, come sottolinea l'agenzia Reuters, supera persino i picchi della "massima pressione" esercitata durante il primo mandato di Trump, quando tra il 2019 e il 2020 il flusso si era ridotto ma non si era mai interrotto in modo così prolungato.

La strategia navale oltre le sanzioni

L'efficacia del blocco navale americano, come evidenziato dall'analisi dei tracciatori Kpler, Vortexa e TankerTrackers, sembra superare di gran lunga i risultati ottenuti dalle sole misure sanzionatorie. Il presidente Trump ha ribadito la sua posizione attraverso un post sul suo social network Truth, definendo "Fake News" le ricostruzioni di ABC che parlavano di un tentativo di costringere Teheran al tavolo negoziale.

"Non me ne importa nulla se firmano un accordo che per loro non ha alcun valore", ha scritto Trump, dichiarando di preferire "di gran lunga" l'attuale posizione di forza degli Stati Uniti, che esercitano un controllo diretto sullo Stretto di Hormuz, il punto nevralgico attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

L'effetto concreto sul mercato petrolifero

Il dato che emerge dalle rilevazioni è estremamente concreto. L'export di greggio iraniano, in particolare quello destinato alla Cina, è di fatto fermo da oltre un mese e mezzo. Sebbene l'amministrazione Trump non stia cercando di forzare la mano per un nuovo accordo nucleare – sostituendo di fatto l'approccio diplomatico con una pressione asfissiante – la strategia sta producendo gli effetti sperati sul fronte economico.

L'economia iraniana, già provata da anni di isolamento finanziario, si trova ora a fare i conti con l'impossibilità di movimentare la sua principale risorsa, un collasso delle entrate petrolifere che rischia di innescare una crisi valutaria e sociale di vaste proporzioni all'interno del Paese.

Lo scenario nello Stretto di Bab el-Mandeb

In netto contrasto con la situazione di Hormuz, l'attività nello Stretto di Bab el-Mandeb, un altro snodo fondamentale per il traffico marittimo globale che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, è rimasta relativamente stabile. Secondo le ultime rilevazioni dell'Organizzazione Marittima Internazionale, sono stati confermati 35 attraversamenti, in un lieve aumento del 2,9% rispetto al giorno precedente. Di questi movimenti, 19 hanno riguardato imbarcazioni in entrata nel Mar Rosso mentre 16 ne sono uscite, senza che venissero registrati transiti non identificati o ulteriori attacchi alle navi.

La situazione di relativa calma in questa zona, se paragonata alla tensione massima registrata nel Golfo Persico, suggerisce una strategia mirata dell'amministrazione Trump, concentrata esclusivamente sull'asfissia delle esportazioni iraniane piuttosto che su un conflitto aperto in più teatri marittimi.

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