Gianmarco Mazzi al Turismo, la svolta low profile di un governo che cerca stability

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Da ieri mattina, dopo il giuramento sulla Costituzione – cerimonia che si è svolta al cospetto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e alla presenza della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – Gianmarco Mazzi è ufficialmente il nuovo ministro del Turismo. Lascia così l’incarico di sottosegretario al Ministero della Cultura per traslocare nelle stanze del dicastero di via di Villa Ada, un trasferimento che interrompe il brevissimo interim assunto dalla stessa Meloni dopo le dimissioni di Daniela Santanché. La scelta, attesa da molti dopo le festività pasquali, porta al Turismo un profilo che è l’esatto opposto della sua predecessora: l’uomo che ha inventato l’Arena di Verona come tempio pop, capace di gestire i grandi eventi senza però inseguire i riflettori personali.

Una nomina che guarda alla gestione, non alla celebrità

Mazzi, manager musicale di lungo corso prima di entrare in politica, porta con sé un’abitudine alla discrezione che il governo spera possa tradursi in stabilità per un dicastero chiave. Pochi follower, niente selfie, nessuna dichiarazione ad effetto: la sua comunicazione social è inesistente, una scelta che segna una netta discontinuità rispetto alla comunicazione iper-esposita che aveva caratterizzato l’era Santanché. L’ex sottosegretario alla Cultura – dove si era occupato soprattutto di spettacolo dal vivo – eredita un settore che, pur allarmato per la situazione geopolitica internazionale (si temono ripercussioni sui flussi turistici extraeuropei), resta assolutamente florido. Le imprese, dal canto loro, hanno già le idee chiare e le esporranno al neoministro alla prima occasione utile: dall’urgenza di dotare la regione più turistica d’Italia di infrastrutture adeguate – anche digitali – fino alla necessità di agire su emergenze ataviche come la cronica carenza di personale e la scarsità di alloggi per i lavoratori del settore.

Il peso del caso Delmastro e i tasselli ancora da incastrare

Il rimpasto, per quanto circoscritto, si inserisce in una fase di delicato riassetto per l’esecutivo. Se da un lato la nomina di Mazzi chiude la vicenda Turismo, dall’altro il puzzle governativo presenta ancora caselle vuote. Se ne contano almeno cinque, a cui si aggiunge l’incarico lasciato libero da Andrea Delmastro, l’ex sottosegretario alla Giustizia che ha rassegnato le dimissioni dopo le polemiche relative alle quote societarie che il meloniano aveva con la famiglia di Mauro Caroccia. Quest’ultimo, personaggio vicino al clan camorristico romano di Michele Senese, ha determinato una bufera politica che ha costretto Delmastro al passo indietro, nonostante le sue difese basate sulla presunta “leggerezza” nella gestione della società.

La filiera del turismo tra attese e nodi strutturali

In attesa di vedere come Mazzi si muoverà sulla parte operativa – e in attesa che Meloni riempia i buchi lasciati dai dimissionari – il comparto turistico osserva con realismo. Non ci si aspetta proclami, ma soluzioni concrete per una filiera che, pur macinando numeri da record, sconta strozzature storiche: la carenza di manodopera qualificata e il caro-affitti nelle città d’arte rischiano di strozzare la crescita. L’approccio manageriale e poco urlato di Mazzi, che ha già dimostrato di saper costruire macchine organizzative complesse nel mondo della musica, viene letto dagli operatori come un segnale di affidabilità più che di rottura ideologica. D’altronde, la sua storia professionale parla di un tecnico capace di mediare tra interessi pubblici e privati, una dote che a via di Villa Ada potrebbe tornare più utile di qualsiasi battuta a effetto sui social network.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.