Andrea Delmastro resta al suo posto, la premier chiude la porta alle dimissioni. L’opposizione: “Venga in Antimafia”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto di blindare il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, respingendo al mittente le richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni. Al termine del Consiglio europeo a Bruxelles, la premier ha risposto con un secco “sì” a chi le chiedeva se l’esponente di Fratelli d’Italia potesse mantenere il suo incarico, mettendo fine – almeno per il momento – a una polemica che da giorni agita il panorama politico proprio a ridosso del voto referendario sulla giustizia. La decisione, comunicata senza esitazioni, arriva a valle della bufera mediatica scatenata dalla rivelazione della passata partecipazione societaria di Delmastro in una società romana, legata alla figlia di un uomo condannato in via definitiva per avere fatto da prestanome al clan Senese.

La società, la cessione delle quote e i legami indiretti

Al centro della vicenda giudiziaria e politica vi è la costituzione della società “Le 5 Forchette SRL”, avvenuta a fine 2024 per la gestione del ristorante “Bisteccheria d’Italia” nella Capitale. Nella compagine societaria figuravano, insieme a Delmastro, altri tre esponenti biellesi di Fratelli d’Italia – tra cui la vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino – e una giovane socia di maggioranza, Miriam Caroccia, che all’epoca aveva appena diciotto anni. Quest’ultima, è emerso in seguito, è figlia di Mauro Caroccia, imprenditore la cui condanna a quattro anni di reclusione per i rapporti con il clan camorristico di Michele Senese è diventata definitiva lo scorso febbraio in Cassazione. Secondo quanto ricostruito, Delmastro e gli altri soci si sarebbero affrettati a cedere le proprie quote nei giorni immediatamente successivi alla sentenza irrevocabile, dichiarando di essere venuti a conoscenza solo in quel momento dei precedenti penali che gravavano sulla famiglia della giovane socia. A complicare ulteriormente il quadro, nelle scorse ore è emersa una fotografia che ritrae il sottosegretario in compagnia di Mauro Caroccia all’interno di uno dei locali della famiglia, risalente all’ottobre del 2023.

La difesa di Meloni: “Poteva essere più accorto, ma non è contiguo alla mafia”

Nel difendere pubblicamente il suo sottosegretario, la presidente Meloni ha adottato una linea argomentativa che distingue nettamente tra una valutazione di opportunità e l’accusa di contiguità criminale. “Forse avrebbe dovuto essere più accorto”, ha ammesso la premier a Bruxelles, aggiungendo però con decisione che da questo “a segnalare che il sottosegretario Delmastro, che sta sotto scorta per il suo lavoro contro la criminalità organizzata, abbia contiguità con la mafia ce ne passa”. Meloni ha inoltre respinto con forza le ricostruzioni secondo cui sarebbe stata a conoscenza della vicenda da circa un mese, definendo “fake news” le affermazioni in tal senso della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, e sottolineando di aver appreso l’esistenza della società solo dalle cronache giornalistiche. La linea della maggioranza, al momento, sembra quindi quella di arginare la polemica confidando nella tempestività con cui Delmastro avrebbe provveduto a uscire dalla compagine societaria non appena appresa la situazione giudiziaria del padre della sua socia.

L’offensiva delle opposizioni e l’intervento della commissione Antimafia

Sul fronte opposto, l’attacco è convergente e serrato. Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra hanno chiesto congiuntamente alla premier non solo di assumere una posizione chiara prima del voto referendario, ma di procedere con la richiesta di dimissioni immediate del sottosegretario. Il tema, data la natura dei fatti, è approdato con prepotenza anche sui tavoli istituzionali deputati al contrasto della criminalità organizzata. La presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, ha incontrato nei giorni scorsi il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, e pur definendo l’incontro come programmato, ha confermato che tutti gli atti relativi alle vicende che coinvolgono il clan Senese e il prestanome Caroccia sono già nell’archivio dell’organismo, aprendo di fatto alla possibilità di un approfondimento formale sulla posizione del sottosegretario. L’esito di questo potenziale approfondimento rimane subordinato alle valutazioni dell’ufficio di presidenza, ma la richiesta di un’audizione per Delmastro rappresenta ora il nuovo terreno di scontro tra la maggioranza e le forze di opposizione.

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