Foibe ed esodo, una ferita nella storia italiana che divide ancora la memoria
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Redazione Interno
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Gianni Oliva, storico e scrittore, ha recentemente posto l’accento su una verità storica che, al di là delle strumentalizzazioni politiche, riguarda la nazione nel suo complesso. Affermando che nelle foibe e nell’esodo vi furono «cittadini italiani che hanno pagato il prezzo della guerra», Oliva ha sottolineato come quella tragedia, collocata nel Nord Est, non appartenga a una fazione politica piuttosto che a un’altra, ma rappresenti il costo umano estremo della sconfitta bellica nazionale. Si trattò, per usare le sue parole, di persone che si trovarono «nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, salvo che quel posto era casa loro», un’amara riflessione che riporta la questione al suo nucleo più autentico e drammatico, ovvero la sorte di civili travolti dalla storia. Una sofferenza, quella degli infoibati e degli esuli, che meriterebbe una memoria condivisa e depurata da ogni retorica, un obiettivo che appare però ancora lontano, come dimostrano le recenti polemiche.
Le strumentalizzazioni e le divisioni attorno al ricordo
Proprio in prossimità delle commemorazioni del Giorno del Ricordo, istituito per legge nel 2004, le divisioni riemergono con forza, mostrando come il passato possa essere usato come un campo di battaglia ideologico. In diverse località, come a Jesolo, le sezioni locali dell’Anpi – l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – hanno deciso di non partecipare alle cerimonie ufficiali qualora vi fosse la presenza di rappresentanti di Fratelli d’Italia o di associazioni come il Comitato 10 Febbraio, giudicandole portatrici di una lettura della storia non condivisibile. Questa scelta, definita da alcuni un “oltraggio alla memoria” per la sua rigidità, ripropone il dilemma, sollevato anche in passato da figure come Indro Montanelli, sul persistente “reducismo” nella vita pubblica italiana, dove la memoria sembra spesso servire più a marcare confini politici presenti che a ricostruire con pacatezza le complessità del passato.
Il valore delle iniziative locali di approfondimento
Contrapposto a questo scenario di contrapposizione, vi sono tuttavia numerosi sforzi volti a favorire una conoscenza più profonda e meditata. Comuni come quello di Umbertide, ad esempio, promuovono momenti di riflessione e approfondimento storico che vanno oltre la semplice cerimonia, inserendosi nel solco della legge istitutiva della giornata. Queste iniziative, spesso organizzate dagli assessorati alla cultura, mirano esplicitamente a offrire alla cittadinanza un’occasione di conoscenza consapevole su una pagina complessa e dolorosa, favorendo una lettura storicamente rigorosa e un dialogo aperto. È in questi contesti, lontani dalle passerelle politiche, che si tenta di costruire una memoria che sia non solo un doveroso omaggio alle vittime, ma anche uno strumento di comprensione per le giovani generazioni.
Una memoria nazionale ancora in cerca di pacificazione
La questione delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata rimane, dunque, un banco di prova delicatissimo per la capacità italiana di elaborare la propria storia del Novecento. Mentre gli storici continuano il loro lavoro di ricostruzione e analisi, il dibattito pubblico fatica a trovare un linguaggio comune, oscillando tra il rischio della banalizzazione e quello della strumentalizzazione. La sofferenza di quelle migliaia di italiani, costretti ad abbandonare le proprie case o barbaramente uccisi, sembra ancora oggi appartenere più a una parte che alla nazione intera, nonostante le parole di Oliva ne rivendichino la piena italianità e la dimensione di tragedia collettiva. La strada per una memoria davvero condivisa e pacificata, che onori le vittime senza alimentare nuovi conflitti, appare quindi lunga e irta di ostacoli, segnata da letture divergenti che riflettono le profonde lacerazioni del secolo scorso.




