Ucraina, strage a Kiev: saldo a 24 morti con tre bambini dopo l’ultimo raid russo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conto delle vittime, che ieri sembrava destinato a restare parziale e provvisorio, si è aggravato nelle ultime ore fino a toccare una cifra che la capitale ucraina non registrava da mesi: ventiquattro i corpi estratti dalle macerie, tra i quali – ed è questo il dettaglio che più ha scosso la popolazione locale e gli stessi soccorritori – figurano tre bambini. A renderlo noto sono stati i servizi di emergenza ucraini, le cui dichiarazioni vengono riportate senza particolari variazioni dai media del paese; quarantotto, invece, le persone rimaste ferite nell’offensiva, una delle più violente dall’inizio dell’anno e che di fatto chiude – almeno per ora – quella finestra di tre giorni di tregua annunciata la settimana scorsa dalla Casa Bianca. A Kiev, del resto, il sindaco ha già proclamato una giornata di lutto, mentre continuano le operazioni di scavo e rimozione delle macerie.

Missili e droni sul distretto di Darnytsia, l’attacco al condominio

Nel mirino dell’esercito russo, che ha schierato centinaia di droni e decine di missili nella notte tra mercoledì e giovedì 14 maggio, è finito in particolare un condominio di nove piani situato nel quartiere di Darnytsia, nella parte orientale della città. L’edificio – lo confermano le prime ricognizioni delle squadre di soccorso – è stato colpito in pieno, con il crollo di intere sezioni della struttura e il conseguente accumulo di detriti che ha reso l’accesso agli appartamenti inferiori estremamente complicato. Proprio tra quei calcinacci i vigili del fuoco hanno recuperato, nel corso della notte e poi all’alba, i corpi senza vita dei tre bambini, insieme ad altri civili rimasti intrappolati sotto le travi e i solai. Nessuna dichiarazione ufficiale, al momento, è arrivata dal Cremlino su questo specifico episodio.

Lo scambio di prigionieri parallelo: 205 liberati per parte

Mentre a Kiev si scavava tra le lamiere e il cemento polverizzato, un’operazione di segno completamente diverso si consumava su un altro fronte: Russia e Ucraina hanno infatti perfezionato uno scambio di prigionieri di guerra, con la liberazione di duecentocinque detenuti per ciascuna delle due parti. Il ministero della Difesa russo, citato dalle agenzie, ha confermato il numero senza fornire ulteriori dettagli sullo stato di salute dei militari rientrati né sulle modalità del trasferimento. Si tratta – a conti fatti – di uno dei più consistenti scambi degli ultimi mesi, anche se la sua eco mediatica rischia di essere oscurata dall’ondata di violenza che ha appena investito la capitale ucraina.

Contrattacco ucraino su Ryazan: colpita una grande raffineria

La risposta di Kiev non si è fatta attendere, seppur su un territorio lontano dal fronte orientale. Durante la scorsa notte, un imponente attacco di droni ucraini ha preso di mira la città di Ryazan, nella Russia europea, e il governatore della regione Pavel Malkov ha confermato l’accaduto: tre le persone uccise, dodici i feriti. I velivoli senza pilota hanno centrato due edifici residenziali e, soprattutto, uno degli obiettivi strategici più sensibili del paese, ovvero la raffineria di petrolio di Ryazan, tra le più grandi dell’intera federazione. Le colonne di fumo nero, visibili da chilometri di distanza, hanno accompagnato per ore le operazioni dei vigili del fuoco locali, mentre le autorità russe hanno aperto una inchiesta per attentato terroristico. Nessuna rivendicazione formale da parte ucraina, ma l’attacco viene letto da più osservatori come una rappresaglia diretta per il raid su Kiev.

Il bilancio provvisorio e le ricerche tra le macerie

Le cifre, va detto, potrebbero ancora variare: quarantasette i feriti censiti fino a questo momento, anche se alcune persone risultano disperse e le squadre di emergenza continuano a scandagliare senza sosta i cumuli di detriti nel distretto di Darnytskyi. I servizi di soccorso ucraini hanno fatto sapere che l’opera di rimozione delle macerie procede a rilento a causa della fragilità delle strutture rimaste in piedi, e che non si esclude il ritrovamento di altri corpi nelle prossime ore. La giornata di lutto proclamata nella capitale, intanto, ha fermato ogni attività non essenziale: bandiere a mezz’asta, cancellati gli eventi pubblici, mentre i parenti delle vittime continuano ad affluire negli obitori per il riconoscimento dei congiunti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.