La paura di Patrizia, le chiavi cambiate e quel tragico volo dal quinto piano a Bisceglie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Aveva riavvitato la serratura di casa, forse sperando che quel gesto materiale bastasse a frapporre un ostacolo tra la sua esistenza e la furia di lui, ma la morte – come si è scoperto poche ore fa a Bisceglie – non rispetta i confini delle porte blindate. Patrizia Lamanuzzi, 54 anni, si era riappropriata della paura come forma di difesa: si faceva scortare fino al portone di casa, evitava gli spazi vuoti, i silenzi che precedono le esplosioni di rabbia. Eppure, nonostante le accortezze e la separazione ormai imminente, il destino della donna si è compiuto nel luogo che avrebbe dovuto proteggerla. Il datore di lavoro, Nico Di Benedetto, l’ha scoperto per primo mentre accompagnava i figli a scuola: i corpi senza vita di Patrizia e del marito Luigi Gentile, 61 anni, giacevano sulla rampa del garage condominiale di via Vittorio Veneto, gettati nel vuoto dal quinto piano.

L’illusione della fuga e la crudeltà della cronaca

La vita coniugale, iniziata trentun anni fa, si era trasformata in un abbraccio mortale da cui Patrizia – come racconta con il groppo in gola il suo titolare – stava cercando di uscire. «Era terrorizzata», ha spiegato Di Benedetto, descrivendo quei trenta giorni di lavoro al supermercato di Molfetta come un breve ritorno alla serenità per la donna. Ieri, in un’ironia crudele che solo i fatti di cronaca sanno scrivere, Patrizia avrebbe dovuto firmare l’atto di separazione e perfezionare la vendita della casa. Era riuscita persino a cambiare le serrature, gesto tanto simbolico quanto concreto di una volontà di resistere; ma Luigi Gentile, che secondo gli inquirenti non accettava la rottura, ha trasformato quel balcone in un precipizio senza ritorno.

Un volo di tre metri che spezza due vite

La dinamica, sebbene ancora al vaglio dei carabinieri del comando provinciale di Trani, appare tragica nella sua linearità. È probabile che una lite sia degenerata in pochi istanti: lui l’ha afferrata e scagliata nel vuoto, per poi seguire il suo stesso destino lasciandosi cadere. Una vicina di casa, attirata dalle urla disperate della vittima, ha assistito alla scena senza poter intervenire. I corpi, ritrovati accanto l’uno all’altro sull’asfalto, raccontano di una fine istantanea per entrambi. Patrizia lascia due figli (uno dei quali risiede in Svizzera, l’altro a Trani), eredi di un dolore che si scontra con l’assenza di denunce formali per maltrattamenti precedenti; nessun campanello d’allarme era stato suonato alle forze dell’ordine, solo il racconto sommesso di una paura quotidiana che Patrizia confidava al suo datore di lavoro e a pochi altri.

La vita di prima e l’ombra del femminicidio

Lavorava in un centro commerciale, lui faceva l’agricoltore oltre che il commesso in un ferramenta: esistenze semplici, separate da un muro di incomunicabilità cresciuto negli ultimi mesi. Avevano smesso di coabitare stabilmente da un paio di mesi, eppure lui è riuscito a raggiungerla in quella che era ancora, sulla carta, l’abitazione familiare. Non si tratta di un caso di cronaca nera fine a se stesso, ma di un omicidio-suicidio che i investigatori stanno ricostruendo senza lasciare spazio a fraintendimenti. La procura, tramite i rilievi dei militari, cerca di capire se ci siano stati segnali ignorati o se – come troppo spesso accade – la violenza sia esplosa solo quando la vittima ha tentato di affrancarsi dal controllo del partner. Le chiavi cambiate non sono bastate a fermare la furia di un uomo che, non potendo più possedere la moglie, ha scelto di annientarla.

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