Milano, sicurezza e baby gang: il sindaco Sala annuncia operazioni e punta sulla fermezza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
"Il cambiamento è in corso e i suoi effetti iniziano a vedersi". Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha commentato sulle sue pagine social le recenti operazioni di polizia che hanno interessato la città, sottolineando come il tema della sicurezza resti una priorità. Due gli interventi principali: lo sgombero di un’area occupata abusivamente in via Bonfadini e il blitz contro una rete di rapinatori attivi in strada e in metropolitana.
Nella prima operazione, coordinata dalla Prefettura, sono stati rimossi oltre venti manufatti illegali abitati da una trentina di persone rom. "Le baracche sono state demolite – ha spiegato Sala – e si sta procedendo con la pulizia della zona". Un intervento che, se da un lato mira a ripristinare la legalità, dall’altro solleva interrogativi sulle soluzioni abitative per chi vive in condizioni di marginalità.
Più articolata la seconda operazione, condotta dalla Squadra Mobile, che ha portato all’arresto di cinquanta persone, tra cui diciotto minorenni, accusate di associazione a delinquere. Le indagini hanno evidenziato un sistema organizzato di rapine e furti, con un canale di ricettazione della refurtiva descritto come "sistematico" e "permanente". Alcuni degli indagati sono finiti in carcere per custodia cautelare, altri sono stati fermati su disposizione della procura.
Sala, senza mezzi termini, ha definito molti dei coinvolti "maranza", un termine ormai entrato nel linguaggio comune per indicare giovani dediti a crimini di strada. "Se delinquono, devono scontare la pena – ha aggiunto –, ma serve anche seguirli per evitare che riprendano strade sbagliate". Un approccio che unisce repressione e prevenzione, sebbene quest’ultima, come ha osservato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, richieda anche un cambio di modelli culturali.
Piantedosi, intervenuto dopo i recenti arresti di minorenni coinvolti in baby gang, ha citato l’influenza di certi prodotti televisivi, come la serie Adolescence, che rischiano di amplificare comportamenti devianti. "Bisogna trovare un equilibrio – ha detto – tra raccontare la realtà e non trasformarla in un esempio da emulare". Un monito che riflette la complessità di un fenomeno radicato, dove l’azione delle forze dell’ordine da sola non basta.




