Un anno dopo la strage di Suviana, le ferite aperte e le domande senza risposta
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Redazione Interno
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Paolo Casiraghi, Alessandro D’Andrea, Vincenzo Franchina, Vincenzo Garzillo, Mario Pisani, Adriano Scandellari e Pavel Petronel Tanase. Sono i sette nomi che da un anno pesano come macigni sulla piccola Bargi, nell’Appennino bolognese, dove l’esplosione nella centrale idroelettrica Enel ha strappato le loro vite, lasciando un vuoto che ancora oggi si fa sentire. Mentre il paese, la cui economia è legata a doppio filo all’impianto, fatica a riprendersi, i familiari delle vittime chiedono giustizia e verità, senza nascondere il dolore che non si placa.
«Uno dei sopravvissuti ha raccontato che mio padre ha gridato: mettetevi in salvo». Fara Garzillo ricorda così Vincenzo, suo padre, 68 anni, napoletano, un’eccellenza nel suo campo, anche dopo il pensionamento. Lui, come gli altri, era lì per lavoro, e oggi la sua voce è diventata un simbolo di quell’istinto di protezione che non ha potuto salvarlo. La commemorazione nella chiesa di Camugnano, il comune che ospita la centrale, è stata un momento di raccoglimento, ma anche l’occasione per ribadire una richiesta precisa: «Aiutare chi è sopravvissuto», perché il trauma non si cancella con una cerimonia.
Sara Bianco, la compagna di Alessandro D’Andrea, morto a 37 anni, non cerca colpevoli a tutti i costi, ma risposte. «Voglio capire se è stato un incidente, un errore, un guasto o sfortuna», dice con una voce che tradisce ancora lo smarrimento. Per lei, come per gli altri, la verità è l’unico modo per dare un senso a una perdita che altrimenti rimarrebbe incomprensibile.
Intanto, proprio nel giorno dell’anniversario, i vigili del fuoco di Bologna hanno proclamato lo stato di agitazione, minacciando lo sciopero. La ragione è chiara: le visite mediche previste dal protocollo amianto per chi ha lavorato sul luogo della strage non sono mai state effettuate. Un’omissione che, oltre a riaccendere polemiche sulla sicurezza, dimostra come le conseguenze di quella tragedia siano ancora tutte da gestire.




