Bending Spoons, l'IPO da record e il primo stop: profit taking e attesa per l'assedio del debito

Bending Spoons, l'IPO da record e il primo stop: profit taking e attesa per l'assedio del debito
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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'offerta pubblica iniziale di Bending Spoons si è ufficialmente chiusa con il collocamento di 57.971.015 azioni ordinarie, fissate a un prezzo di 29 dollari per azione, valore che ha superato la forchetta di marketing compresa tra 26 e 28 dollari. L'operazione si è articolata in due tranche distinte: 34.398.640 azioni sono state vendute direttamente dalla società, mentre i restanti 23.572.375 titoli sono stati ceduti da alcuni azionisti venditori, che si sono così parzialmente disimpegnati dal capitale.

Il ricavato lordo per Bending Spoons, al lordo degli sconti di underwriting e delle commissioni, ha raggiunto i 953,9 milioni di dollari, una cifra che non tiene conto degli incassi derivanti dalla vendita delle quote degli azionisti, interamente destinati a questi ultimi.

Il debutto sul Nasdaq, avvenuto il 1° luglio con il ticker BSP, è stato folgorante: le azioni hanno chiuso la prima seduta a 40,50 dollari, mettendo a segno un rialzo del 39,7% rispetto al prezzo di collocamento e portando la capitalizzazione di mercato a circa 25,7 miliardi di dollari.

Un entusiasmo che, tuttavia, ha lasciato spazio a una brusca frenata nella giornata successiva, con il titolo che ha corretto al ribasso del 14%, attestandosi su livelli intorno ai 35 dollari. Questa dinamica, per quanto violenta, rientra in un copione già visto in occasione di grandi approdi in Borsa: dopo l'euforia iniziale, favorita da un posizionamento del prezzo generoso rispetto alle attese, è fisiologico che gli investitori procedano a incassare parte dei guadagni, innescando una fase di assestamento delle valutazioni che potrebbe prolungarsi nelle prossime sedute.

Il modello Bending Spoons e le prospettive di crescita

L'azienda fondata a Milano nel 2013 dai veronesi Luca Ferrari e dai soci Francesco Patarnello, Luca Querella e Matteo Danieli, si presenta a Wall Street con un modello di business ibrido, a metà strada tra una società di private equity e una tech company.

La strategia, collaudata in oltre 50 operazioni, consiste nell'acquisire brand digitali in difficoltà ma con un solido bacino di utenti, per poi ristrutturarli in profondità: si procede a riorganizzare i team, potenziare la tecnologia, ottimizzare la user experience e affinare le strategie di marketing e monetizzazione, spesso con un utilizzo intensivo dell'intelligenza artificiale.

Un approccio che ha permesso al gruppo di mettere a segno acquisizioni importanti, come quelle di Evernote, Vimeo e, più di recente, AOL ed Eventbrite, portando il numero di utenti attivi mensili a oltre 500 milioni e i clienti paganti a 9 milioni a marzo 2026. I ricavi sono schizzati da 387 milioni di dollari del 2023 a 1,31 miliardi nel 2025, trainati da un modello di business basato per il 93% sugli abbonamenti.

Il nodo della leva finanziaria e la sfida della Rule of 40

Nonostante i numeri da record, il titolo ha subito una correzione, alimentata anche da fattori strutturali che gli analisti avevano messo in luce già prima del debutto. La società viaggia con un rapporto debito/patrimonio netto di circa quattro a uno, un livello che, pur avendo amplificato i rendimenti in una fase di crescita esponenziale, incrementa in maniera significativa il profilo di rischio complessivo dell'azienda. Questo aspetto è strettamente legato alla cosiddetta "Rule of 40", un parametro molto osservato nel settore del software.

La somma tra il tasso di crescita dei ricavi e il margine EBITDA adjusted, che per Bending Spoons è attesa a quota 141 nel 2026, è considerata eccezionale. Tuttavia, una parte rilevante di questa crescita deriva dalle acquisizioni e non da uno sviluppo organico, un elemento che, in un contesto di fisiologico rallentamento del ritmo di acquisti, potrebbe normalizzare il punteggio verso il 60-65% entro la fine del decennio, un valore comunque molto positivo ma che spiega le prese di beneficio degli investitori più cauti.

Le origini e la quotazione

La storia di Bending Spoons è quella di una startup nata a Copenaghen nel 2013 con ciò che restava di un finanziamento andato male, circa 40mila euro, per poi trasferirsi a Milano. I fondatori, tutti ingegneri laureatisi a Padova, hanno costruito un impero tecnologico che oggi conta un portafoglio di marchi storici come AOL, Brightcove, Meetup e WeTransfer, oltre ai già citati Evernote e Vimeo. L'operazione di collocamento, che ha visto la partecipazione di banche d'affari di primo piano come Goldman Sachs, J.P.

Morgan e Allen & Company come joint lead book-running manager, rappresenta una tappa storica per il panorama tecnologico italiano, portando per la prima volta al Nasdaq una società digitale nata nel nostro paese.

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