La neve blocca (o quasi) l’Italia: rifinitura a Firenze, volo per la Bosnia rinviato
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Redazione Sport
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Non bastava l’ambiente ostile di Zenica – e non è un modo di dire, vista la bolgia che attende gli azzurri nel “Bilino Polje” – a complicare la vigilia della finale più importante degli ultimi quattro anni. Adesso ci si mette pure il meteo, con la neve caduta abbondante nelle ultime ore sulla città bosniaca che ha costretto lo staff di Gennaro Gattuso a rivedere completamente i piani logistici. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, dopo un sopralluogo effettuato direttamente sul posto da un delegato della Figc, la decisione è stata presa: niente partenza anticipata, niente allenamento di rifinitura sul terreno che ospiterà la sfida di martedì sera. Il gruppo rimarrà dunque a Coverciano, dove svolgerà l’ultima seduta mattutina, per poi prendere un volo charter nel pomeriggio da Firenze con destinazione Sarajevo.
Le temperature, è vero, sono annunciate in risalita, ma non abbastanza da asciugare un terreno che, tra lo sgelo e le piogge previste, rischia di trasformarsi in un pattume. Un’insidia non da poco per una squadra costruita sulla velocità degli esterni e sul palleggio rapido. Gattuso, notoriamente uno che non lascia niente al caso, ha preferito non rischiare di far scivolare i suoi uomini su un manto erboso ghiacciato o, peggio ancora, di beccarsi un infortunio muscolare in extremis a causa del fondo pesante. D’altronde, lo aveva già anticipato nei giorni scorsi: la priorità assoluta è arrivare alla partita con il serbatoio pieno e gli undici al meglio.
Il precedente che fa rabbrividire: a Zenica arriva Turpin
Se la natura sta mettendo i bastoni tra le ruote, la burocrazia calcistica ha pensato bene di aggiungere un ulteriore strato di suspense. Perché se c’è un arbitro che gli azzurri avrebbero voluto evitare in una serata da dentro o fuori, quello è Clement Turpin. Sì, proprio lui: il fischietto francese che i tifosi italiani ricordano fin troppo bene per quella maledetta sera del 24 marzo 2022 a Palermo, quando la Macedonia del Nord firmò il gol dell’eliminazione mondiale al 92′. Un fantasma difficile da esorcizzare, anche perché quella partita segnò la seconda mancata qualificazione consecutiva alla Coppa del Mondo; un peso che questa squadra – come ha confessato Federico Gatti – sente ancora addosso.
Turpin, 43 anni, non è certo un pivello: nella sua bacheca personale figurano finali di Champions League ed Europa League, ma per l’Italia è spesso stato un cattivo presagio. Ad assisterlo ci saranno i connazionali Nicolas Danos e Benjamin Pages, mentre al VAR opererà Jérôme Brisard con Willy Delajod. Una squadra arbitrale completamente francese per una gara che profuma di dentro o fuori, dove ogni svista (o ogni rigore concesso) peserà come un macigno.
Gatti: "O si muore per il compagno, o si torna a casa"
Nell’antivigilia della trasferta più dura, a parlare è stato proprio il difensore della Juventus, Federico Gatti. Intervenuto ai microfoni di Raisport, il centrale azzurro ha lanciato un messaggio chiaro e diretto ai compagni, senza giri di parole: "Adesso c’è una partita che è fondamentale, bisogna trovare tutte le energie possibili. Sono sicuro che se ci sarà quello spirito di 'morire per il compagno', avremo sicuramente dei buoni risultati". Parole pesanti, che tracciano la linea di una vigilia tesa ma lucida. Gatti sa bene cosa aspetta la Nazionale in Bosnia: un campo piccolo (e in condizioni precarie), un pubblico attaccato alla gola del campo e una squadra avversaria che ha esperienza e fisicità da vendere.
Gatti ha poi aggiunto una considerazione sulla pressione, un tema che aleggia intorno al gruppo dopo le mancate qualificazioni del recente passato: "C’è il peso di un Paese sulle spalle, ma dobbiamo avere anche un po’ di leggerezza. Parlerà il campo, però deve esserci quello spirito lì su ogni pallone". Un invito a non sprecare energie mentali prima del calcio d’inizio, cercando di trasformare l’ansia in carburante per la battaglia.
Un clima da guerra fredda e il rebus del campo pesante
Tornando alle condizioni ambientali, il quadro che si presenta a Zenica è oggettivamente complicato. In Bosnia, per la prima volta nella storia del calcio locale, sono stati addirittura utilizzati dei riscaldatori per cercare di rimuovere la neve e proteggere il manto erboso del Bilino Polje. Un’immagine surreale che racconta meglio di mille parole lo stato di emergenza in cui versano i campi balcanici in questo fine marzo. La pioggia, che dovrebbe sostituire la neve nelle prossime ore, non farà altro che impastare il terreno, rendendolo lento e infido.
Una situazione che paradossalmente potrebbe avvantaggiare i padroni di casa, abituati a lottare su questi fondi, rispetto a un’Italia che cerca di costruire dal basso. Gattuso, dal canto suo, ha già dimostrato di saper adattare la squadra a contesti ostili. La scelta di rimandare la partenza non è solo una precauzione contro il maltempo, ma anche una mossa psicologica: tenere i ragazzi lontani dal clima di tensione che già avvolge Zenica, concentrandoli sull’aspetto tecnico-tattico nella tranquillità di Firenze. Resta solo da capire se basterà a scacciare i fantasmi del passato e domare un destino che sembra essersi messo di traverso.




