Bosnia-Italia, l’arbitro sarà il francese Turpin: un fantasma chiamato Macedonia del Nord
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Redazione Sport
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La designazione ufficiale è arrivata nelle scorse ore dalla sede dell’Uefa, e per la Nazionale italiana – che questa sera scenderà sul terreno dello stadio Bilino Polje di Zenica per giocarsi l’ultima, decisiva chance di accesso ai Mondiali del 2026 – non si tratta esattamente di una notizia che possa infondere serenità. A dirigere il match, una sorta di dentro o fuori dove i supplementari e persino i calci di rigore rappresentano scenari concreti in caso di parità al termine dei novanta minuti, sarà infatti il fischietto francese Clément Turpin, volto noto agli appassionati nostrani per ragioni che affondano le radici in una delle pagine più dolorose del nostro calcio recente. La scelta della Fifa, attuata attraverso la commissione arbitrale, è caduta su un direttore di gara di caratura internazionale, classe 1982, che per l’occasione sarà affiancato da una squadra quasi interamente transalpina: gli assistenti saranno Nicolas Danos e Benjamin Pages, mentre al Var opererà Jerome Brisard con il supporto di Willy Delajod; unico elemento "estraneo" alla pattuglia francese, il quarto ufficiale, lo spagnolo Jose Maria Sanchez.
Il precedente che pesa come un macigno sulla memoria azzurra
Non si può parlare di Clement Turpin senza che la mente di un tifoso italiano faccia un salto indietro nel tempo, precisamente alla notte del 24 marzo 2022, quando allo stadio Barbera di Palermo andò in scena la sciagurata semifinale dei playoff per Qatar 2022. Quella sera, proprio sotto la direzione del fischietto francese, l’Italia di Mancini venne fulminata all’ultimo respiro da una rete dei nordmacedoni, subendo un’eliminazione che ancora oggi rappresenta uno choc difficilmente rimarginabile per l’ambiente. Un episodio, quello, che ha consegnato Turpin agli annali come il "boia" degli azzurri in quella che fu la seconda esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo, un tabù che la squadra di Gattuso – chiamata a riscattare quelle umiliazioni – dovrà cercare di esorcizzare sul campo di Zenica. La presenza di un arbitro legato a quel trauma collettivo rischia di caricare ulteriormente di tensione psicologica una sfida che di per sé è già una resa dei conti per la rassegna iridata in programma quest’estate tra Stati Uniti, Canada e Messico, con Trump tornato alla presidenza degli Stati Uniti a rendere il contesto geopolitico ancora più peculiare.
Un bilancio statistico che non racconta tutta la verità
Se è vero che la ferita della sconfitta con la Macedonia del Nord è ancora aperta, è altrettanto doveroso osservare il dato complessivo degli incroci tra Turpin e la Nazionale maggiore, un rapporto che nei numeri appare meno drammatico di quanto la memoria collettiva voglia raccontare. Il francese, che nella sua carriera ha diretto complessivamente cinque partite degli azzurri, ha visto l’Italia trionfare in tre di quelle occasioni: un netto 3-0 ai danni dell’Uruguay in un’amichevole del 2017, un 2-0 rifilato alla Polonia in Nations League nel 2020 e, più di recente, un altro 3-0 inflitto a Israele durante le qualificazioni al Mondiale del 2025. A queste vittorie si contrappongono, oltre al già citato ko con la Macedonia, anche una sconfitta per 3-1 contro l’Inghilterra nel percorso di qualificazione agli Europei. Un ruolino di marcia che, insomma, lascia spazio a interpretazioni contrastanti: da un lato l’incubo di Palermo, dall’altro la constatazione che quando la squadra ha saputo esprimere il proprio gioco, il fischietto transalpino non ha mai rappresentato un ostacolo insormontabile. Per Gennaro Gattuso, alla guida di una selezione che deve sfatare la maledizione delle ultime mancate qualificazioni, l’obiettivo sarà trasformare la pressione in carburante per la prestazione.
Zenica, un crocevia tra storia e sport
Non sarà una partita come le altre anche per il contesto in cui si gioca, laddove la Bosnia-Erzegovina – reduce da un conflitto devastante che ha lasciato cicatrici indelebili nelle strade di Sarajevo e nel cuore della sua gente – cerca da anni un riscatto sportivo che valichi i confini del rettangolo verde. L’Italia, dal canto suo, arriva a questo appuntamento dopo aver superato l’Irlanda del Nord con un 2-0 firmato da Tonali e Kean, mentre i bosniaci hanno avuto la meglio sul Galles soltanto dopo una sofferta lotteria dei tiri dal dischetto. In un clima che si preannuncia rovente, con uno stadio Bilino Polje capace di trasformarsi in un fortino per i padroni di casa, la gestione della gara da parte di Turpin sarà cruciale: la sua tendenza a non farsi intimidire dal pubblico e la conoscenza approfondita del calcio italiano (vanta precedenti recenti con squadre nostrane, come il Napoli in Champions) potrebbero giocare a favore degli azzurri, a patto che questi ultimi non si lascino condizionare dai ricordi. La palla, comunque la si pensi, è rotonda e sta per rotolare sul prato di Zenica; e sarà Turpin a decidere quando fermarla.




