Putin a India Today: "Il Donbass sarà nostro, per accordo o con la forza"
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Redazione Esteri
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In una intervista concessa al canale India Today, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso con toni che non lasciano adito a equivoci la posizione di Mosca riguardo al Donbass. La Russia, ha dichiarato, assumerà il controllo di quell'intera regione dell'Ucraina orientale, sia che ciò avvenga attraverso un negoziato, sia che debba ricorrere alla via militare. "Tutto si riduce a questo", ha spiegato Putin, aggiungendo che le opzioni sul tavolo sono soltanto due: "O liberiamo questi territori con la forza delle armi, oppure le truppe ucraine se ne vanno e smettono di combattervi". Questa netta presa di posizione, che arriva alla vigilia della sua visita di Stato in India, delinea un perimetro negoziale estremamente rigido, ponendo il ritiro delle forze ucraine dai territori contesi come conditio sine qua non per qualsiasi ipotesi di cessazione delle ostilità, una premessa che Kiev ha sempre respinto con fermezza.
Un colloquio lungo e complesso con gli inviati di Trump
Le dichiarazioni di Putin giungono all'indomani di un lungo incontro, della durata di cinque ore, tenutosi a Mosca con gli inviati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Il colloquio, definito "buono" da Trump e "assai utile" dallo stesso leader del Cremlino, è stato dedicato alla discussione di un possibile piano di pace per l'Ucraina. Putin ha però sottolineato la complessità intrinseca di un tale lavoro, spiegando che la durata dell'incontro è stata determinata proprio dalla necessità di affrontare nel dettaglio ogni singolo punto. "Lavorare sul piano di pace per l'Ucraina è difficile", ha ammesso il presidente russo, precisando che "ogni punto dovrebbe essere discusso in dettaglio, poiché la Russia non è d'accordo con tutti". Questo lascia intendere come, nonostante il dialogo sia tecnicamente aperto, le divergenze sui nodi fondamentali rimangano profonde e sostanziali.
Un processo diplomatico ancora in alto mare
I cinque ore di trattative, dunque, non sembrano aver prodotto quella svolta che alcuni osservatori si aspettavano, ma solo progressi marginali, come confermato dalle stesse parti coinvolte. Il quadro che ne emerge è quello di un processo diplomatico ancora fragile, appeso alla risoluzione di dossier di estrema delicatezza che vanno ben oltre la sola questione del Donbass. Oltre allo status dei territori contesi, infatti, restano da definire le garanzie di sicurezza per Kiev e il futuro rapporto dell'Ucraina con la Nato, temi su cui le posizioni di Mosca e di Washington – per non parlare di quelle di Kiev – sono storicamente distanti. La riunione di Mosca, in sostanza, ha confermato l'esistenza di un canale di comunicazione, ma ha anche messo in luce la distanza che separa le visioni e gli obiettivi delle potenze in gioco.
Lo stallo sul campo e il peso delle indagini giudiziarie
Mentre la diplomazia arranca, la situazione sul terreno rimane staticamente conflittuale, con episodi di violenza che continuano a segnare la linea del fronte. Parallelamente, procedono in vari paesi le inchieste giudiziarie su presunti crimini di guerra, indagini condotte con metodica precisione dalle autorità competenti, le quali raccolgono testimonianze e materiale probatorio senza fare dichiarazioni affrettate. Queste attività investigative, sebbene separate dal tavolo negoziale, contribuiscono a creare un contesto internazionale di estrema tensione, nel quale ogni mossa politica viene analizzata anche attraverso la lente della giustizia penale. Il cammino verso una soluzione negoziata, pertanto, si snoda su un terreno accidentato, dove la minaccia della forza si intreccia con la complessità della legge.




