Giuseppe Del Deo, l’ex numero due del Dis finisce nel registro degli indagati per peculato e accesso abusivo
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Redazione Interno
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Non è la prima volta che il nome di un alto funzionario dei servizi segreti italiani finisce al centro di una bufera giudiziaria, eppure il caso che sta emergendo dalle carte della procura di Roma – dove si indaga sulla cosiddetta “Squadra Fiore” – presenta contorni inediti per la loro gravità. Tra gli undici indagati, come si legge nei fascicoli aperti dai magistrati del pool antiterrorismo, compare infatti Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) e, fino all’aprile del 2025, una delle figure apicali del comparto intelligence nazionale. La sua posizione, ora al vaglio dei carabinieri del Ros che hanno eseguito perquisizioni nella mattinata di oggi, ruota attorno a due distinti filoni accusatori: da un lato l’ipotesi di peculato, che gli inquirenti quantificano in circa cinque milioni di euro, e dall’altro quella di accesso abusivo a sistema informatico, aggravato dall’utilizzo – si legge nel decreto – degli schedari informativi istituzionali per scopi estranei a quelli di sicurezza.
L’accusa di peculato e i fondi dell’Aisi
Secondo la ricostruzione fornita dalla Direzione Nazionale Antimafia, che coordina le indagini insieme al procuratore aggiunto Stefano Pesci, il sospetto è che Del Deo – all’epoca dei fatti ancora in servizio presso l’Aisi (l’Agenzia informazioni e sicurezza interna) – abbia dirottato risorse pubbliche verso una società ritenuta “amica”, la Sind, specializzata in sistemi di riconoscimento facciale e biometrico. Quest’ultima, gestita all’epoca da Enrico Fincati (anch’egli finito nel registro degli indagati), avrebbe incassato somme ingenti per forniture mai realmente eseguite o comunque non rispondenti ai canoni istituzionali; un meccanismo che, se confermato, configurerebbe una vera e propria emorragia di denaro pubblico verso interessi privati. Non si tratta, tuttavia, dell’unico legame pericoloso emerso dalle intercettazioni: le conversazioni tra gli appartenenti alla “Squadra Fiore” – un gruppo clandestino composto in larga parte da ex forze dell’ordine ed ex membri dell’intelligence – hanno più volte tirato in ballo il nome dell’ex numero due, creando un ponte investigativo tra il filone romano e quello milanese relativo al caso “Equalize”.
La centrale di spionaggio parallela e i dossier
La “Squadra Fiore”, stando agli atti dell’inchiesta coordinata anche dalle pm Alessia Natale e Vittoria Bonfanti, sarebbe stata operativa almeno dal novembre del 2024, configurandosi come una sorta di centrale abusiva di spionaggio parallela ai canali ufficiali. Il modus operandi era relativamente chiaro: gli indagati acquisivano informazioni riservate estrapolandole illegalmente da banche dati nazionali protette, per poi confezionare dossier su imprenditori, professionisti e intermediari finanziari; il tutto, beninteso, in cambio di remunerazioni mensili o compensi legati a singoli contratti. Proprio in questo contesto, viene contestato a Del Deo di essersi avvalso di questa struttura occulta – che alcuni collaboratori chiamavano convenzionalmente “i neri” – per condurre attività para-investigative al di fuori di ogni controllo istituzionale. Un comportamento che, nelle intenzioni dei pm, avrebbe violato frontalmente il principio di segretezza e le finalità per cui quegli schedari informativi erano stati creati.
L’intreccio con Maticmind e le plusvalenze fittizie
A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge poi la posizione di Carmine Saladino, ex capo e fondatore della società Maticmind, finito sotto inchiesta per truffa aggravata nell’ambito della stessa operazione. Le indagini condotte dal Ros hanno infatti accertato che, tra il 2022 e il 2024, l’Aisi avrebbe assegnato alla Maticmind commesse dirette per oltre 39 milioni di euro; somme destinate tecnicamente alla fornitura di jammer, software di videosorveglianza e sistemi di riconoscimento, ma che secondo l’accusa avrebbero favorito una più ampia operazione di gonfiaggio dei bilanci. Saladino, al fine di incrementare il prezzo di vendita della propria azienda attraverso una clausola di earn-out, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato – circa 40 milioni di euro in più – alterando il margine operativo lordo. Un artificio che gli avrebbe fruttato un profitto indebito di circa otto milioni di euro, con un conseguente danno economico anche per Cassa depositi e prestiti, azionista di maggioranza della società acquirente attraverso Cdp Equity.
Le perquisizioni e il quadro indiziario
Le perquisizioni disposte dalla procura capitolina – eseguite su sette dei soggetti indagati, anche se il numero complessivo degli iscritti nel registro tocca quota undici – hanno interessato diverse regioni e hanno portato al sequestro di dispositivi informatici e documentazione ritenuta utile agli accertamenti. Al momento, per Del Deo – che dopo l’uscita dai servizi è diventato presidente esecutivo di Cerved Group Spa – le ipotesi di reato riguardano un arco temporale compreso tra il 2018 e l’agosto del 2024, con un passaggio cruciale rappresentato dall’appropriazione dei fondi dell’Aisi destinati a un contratto di fornitura mai eseguito. La procura, forte degli elementi già acquisiti nel procedimento milanese su “Equalize”, sta ora cercando di stabilire se la “Squadra Fiore” fosse una costola autonoma del sistema di spionaggio illecito o, piuttosto, lo strumento operativo attraverso cui alcuni vertici dei servizi – in barbia alle loro funzioni – intendevano monetizzare il proprio potere informativo. Per il momento, gli inquirenti procedono in rigoroso segreto istruttorio, mentre i difensori degli indagati avranno modo di prendere visione degli atti nelle prossime settimane.
Meta Description: Inchiesta procura Roma su “Squadra Fiore”, gruppo dossieraggio illegale. Indagato Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore Dis, per peculato da 5 milioni e accesso abusivo a banche dati.




