Dall’auto di Giambruno ai «neri» di Del Deo: i tentacoli della «squadra Fiore» tra dossier e soldi pubblici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un intero apparato parallelo, alimentato con risorse pubbliche e tecnologie da intelligence, che per anni avrebbe lavorato nell’ombra per fabbricare dossier su misura, pedinare obiettivi sensibili e, stando alle accuse, distrarre milioni di euro dalle casse dello Stato. Questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dalla poderosa inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “squadra Fiore”, un gruppo composito – quasi esclusivamente formato da ex funzionari dei Servizi o delle forze dell’ordine – finito al centro di un’indagine che nei giorni scorsi ha portato i carabinieri del Ros a eseguire una raffica di perquisizioni tra Roma e Milano, acquisendo una mole impressionante di materiale informatico e cartaceo.

Al centro della rete, come emerge dagli atti d’indagine visionati, figura Giuseppe Del Deo, già numero due del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) e oggi presidente esecutivo di Cerved Group Spa; la sua posizione, dopo essere stato allontanato dall’intelligence nell’aprile del 2025 – un’uscita avvenuta grazie a una norma ad hoc voluta dal governo che di fatto azzerò i tempi di “parcheggio” previsti per gli ex vertici – è oggi al centro dell’attenzione della magistratura. I pm, coordinati dall’aggiunto Stefano Pesci, gli contestano a vario titolo i reati di peculato e accesso abusivo a sistema informatico, ipotizzando che l’ex alto dirigente abbia utilizzato per fini personali – o comunque non istituzionali – gli “schedari informativi” del comparto, cioè quella miniera di dati sensibili che solo i vertici dell’Aisi e del Dis possono normalizzare consultare.

Se il quadro giudiziario è complesso, gli episodi che hanno innescato i sospetti restituiscono il clima di quella che alcuni investigatori hanno definito una “cupola parallela”. In particolare, l’attenzione si è concentrata su un episodio avvenuto nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre 2023, quando due individui – quasi certamente riconducibili all’orbita dei servizi – furono sorpresi ad armeggiare nei pressi dell’auto di Andrea Giambruno, parcheggiata sotto casa della presidente del Consiglio; un “attenzionamento” che oggi, alla luce delle intercettazioni sulla “squadra Fiore”, appare parte di un disegno più ampio fatto di pedinamenti, tentate effrazioni e raccolta illecita di informazioni.

A rendere il meccanismo ancora più pervasivo era la struttura interna del gruppo. Accanto agli indagati eccellenti – come l’ex carabiniere Giuliano Tavaroli (già finito nel vortice dell’inchiesta Telecom-Sismi) e l’ex generale della Guardia di Finanza Luigi Ciro De Lisi – esisteva un nucleo duro di fedelissimi di Del Deo, ribattezzato dagli inquirenti “i neri”. Costoro, spesso dipendenti in servizio presso le agenzie di intelligence, avrebbero ricevuto dal loro capo disposizioni dirette per attività clandestine di tipo para-investigativo, operando al di fuori di ogni controllo gerarchico formale e utilizzando risorse e strumenti (dalle banche dati agli apparati di captazione) appartenenti allo Stato. Non è un caso, del resto, che nelle conversazioni finite agli atti si faccia riferimento a un buco da sette od otto milioni di euro dai fondi dell’Aisi, una cifra che secondo i pm sarebbe stata distratta verso società “amiche” attraverso contratti di fornitura mai realmente eseguiti.

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