Hamas, ucciso in un attacco aereo il capo politico Salah al-Bardawil
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Un attacco aereo israeliano ha colpito Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, uccidendo Salah al-Bardawil, leader politico di Hamas e membro dell’ufficio politico del gruppo. Secondo fonti palestinesi e media filo-Hamas, nell’operazione militare è morta anche la moglie di Bardawil. L’episodio si inserisce in un contesto già teso, segnato dalla ripresa degli attacchi israeliani su Gaza, iniziati martedì scorso dopo la fine del cessate il fuoco raggiunto il 19 gennaio, che aveva garantito quasi due mesi di relativa calma. Israele ha motivato l’offensiva accusando Hamas di aver violato gli accordi, riaccendendo così un conflitto che continua a mietere vittime e a destabilizzare l’intera regione.
Intanto, la situazione umanitaria a Gaza si fa sempre più critica. Eleonora Bruni, ostetrica della clinica di Emergency a Khan Younis, ha descritto un quadro drammatico: «La situazione nel Nord della Striscia è gravissima. Negli ospedali arrivano moltissimi morti, e le condizioni meteo peggiorano tutto». Da mercoledì sera, infatti, le piogge hanno distrutto le tende di migliaia di sfollati che cercavano riparo lungo la spiaggia, aggravando ulteriormente una crisi già fuori controllo. Anche le strutture protette dall’Onu non sono state risparmiate, segnando un ulteriore passo verso l’escalation del conflitto.
Sul fronte politico interno israeliano, intanto, le tensioni non accennano a placarsi. Avigdor Liberman, leader del partito di opposizione Yisrael Beytenu, ha definito il primo ministro Benjamin Netanyahu una «minaccia per la sicurezza di Israele», criticando aspramente la sua gestione della crisi. «Razzi da Gaza, Yemen e Libano in un solo giorno – ha scritto su X –. Il primo ministro del 7 ottobre è un pericolo per il Paese». Liberman non è il solo a esprimere dubbi sulla leadership di Netanyahu. Alon Pinkas, diplomatico e commentatore di Haaretz, ha paragonato la situazione israeliana al “momento Weimar” della Germania post-bellica, sottolineando come le proteste di piazza possano rappresentare una variabile cruciale per evitare un’involuzione autoritaria. «Una grande protesta può fare molto male a Netanyahu», ha osservato, riferendosi alla mobilitazione crescente dei cittadini israeliani.
Nel frattempo, il bilancio delle vittime a Gaza continua a salire. Secondo il ministero della Salute controllato da Hamas, sono 634 le persone morte dalla ripresa degli attacchi israeliani. Una cifra che, sebbene contestata da alcune fonti indipendenti, riflette la gravità di un conflitto che non sembra trovare una via d’uscita. Anche il Libano è stato coinvolto negli scontri, con Israele che ha risposto ai razzi lanciati da Hezbollah, ampliando ulteriormente il raggio di un’instabilità regionale che ormai travalica i confini di Gaza.




