Crans-Montana, le ferite riaccese dall'incendio al memoriale delle vittime del Constellation

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un nuovo fuoco, dopo quello che nella notte di Capodanno divorò la discoteca Constellation causando la morte di quarantuno giovani, ha colpito domenica mattina il luogo spontaneo del ricordo. L'altare, cresciuto nel corso di più di un mese all'ombra di una tenda di plastica a forma di igloo, è stato seriamente danneggiato dalle fiamme, che hanno consumato una parte dei messaggi, dei fiori e degli oggetti personali lasciati in memoria dei ragazzi. Le prime indagini, condotte dai vigili del fuoco e dalla polizia, ipotizzano che l'origine del rogo possa essere riconducibile alla fiamma di una candela, forse caduta o avvicinatasi inavvertitamente al materiale infiammabile che costituiva la struttura provvisoria e il suo contenuto, in un accumulo di sentimenti e di materia altamente vulnerabile.

Il trasferimento sotto il gazebo e l'episodio del "carpe diem"

Ciò che è rimasto intatto, dopo l'intervento dei soccorsi, è stato rapidamente spostato in un gazebo brandizzato, un gesto amministrativo che ha però prodotto una stridente dissonanza. Sul tessuto della struttura, infatti, campeggiavano i loghi istituzionali della località elvetica e uno slogan promozionale, "Sport, natura, cultura, carpe diem", la cui esposizione in quel contesto è apparsa immediatamente inopportuna. La locuzione latina, che esorta a cogliere l'attimo fuggente, è stata prontamente coperta con del nastro adesivo nero dopo le proteste e lo sconcerto di alcuni presenti, tra cui una ragazza vista piangere davanti ai pochi resti recuperabili, in una sequenza che ha mescolato il cordoglio alla percezione di una gestione goffa e insensibile.

La rabbia dei familiari e la collocazione discussa del ricordo

L'episodio dell'incendio si inserisce in un solco già tracciato da polemiche precedenti riguardanti la collocazione stessa del memoriale, descritta da molti come troppo appartata e marginale, quasi a volere nascondere alla vista dei turisti e degli habitué della rinomata stazione sciistica un monito troppo doloroso. Andrea Costanzo, padre di Chiara, una delle giovani vittime milanesi, ha espresso con amarezza il sentimento di un lutto continuamente riproposto: «Questa ferita non si rimarginerà mai. Ogni volta si trova il modo di farla sanguinare». Le sue parole risuonano come una denuncia del mancato impegno, percepito dalle famiglie, nel preservare e onorare degnamente quel luogo di raccoglimento, lasciato in una condizione di precarietà e non adeguatamente messo in sicurezza, a fronte della pressante necessità di ripristinare rapidamente la normale operatività e l'immagine della località.

L'inchiesta e il peso di una tragedia nella tragedia

Mentre le indagini tecniche sul disastro della discoteca procedono, con i pubblici ministeri che stanno ancora lavorando per accertare le precise responsabilità nella genesi dell'incendio e nel mancato rispetto delle norme di sicurezza, questo nuovo evento riaccende l'attenzione sul dopo. L'incendio al memoriale, per quanto forse di origine accidentale, assume il valore simbolico di un'ulteriore sofferenza inflitta a chi aveva trovato in quello spazio un punto di riferimento per elaborare il dolore, trasformandosi in quello che alcuni definiscono un vero e proprio affronto. La distruzione di una parte di quegli oggetti intimi, che costituivano un ponte emotivo con le vite spezzate, rappresenta una perdita ulteriore, un capitolo di cronaca nera che si sovrappone al primo, amplificando il senso di abbandono e di ingiustizia provato dai congiunti, i quali vedono nel rogo del ricordo l'ennesima ferita aperta in un percorso già insostenibile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.