Ranucci verso La7, un addio che segna un’epoca per la Rai
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’onda d’urto del rinnovamento in corso a viale Mazzini, percepibile ormai da mesi, potrebbe portare con sé un altro pezzo di storia del giornalismo d’inchiesta italiano. Sigfrido Ranucci, pilastro indiscusso del programma “Report”, è infatti sul punto di valutare un approdo a La7, dopo un incontro – già pianificato – con l’editore Urbano Cairo. Sebbene lo stesso giornalista abbia definito “molto più complicato” un eventuale passaggio, ammettendo però che “l’incontro ci sarà”, la trattativa rappresenta l’ennesimo segnale di un terremoto interno che sta ridefinendo i contorni del servizio pubblico.
Le tensioni tra Ranucci e la dirigenza Rai, che nei mesi scorsi hanno già generato polemiche e un monito disciplinare al conduttore – il quale, non a caso, deve ora misurare le parole in pubblico per evitarne un secondo –, hanno creato il terreno fertile per questa possibile svolta. Un clima di fastidio, che non coinvolge tutti ma che appare tangibile in alcuni settori della “vecchia guardia”, ha reso sempre più complesso il proseguimento di un rapporto ormai incrinato.
Il possibile addio di Ranucci, che da anni conduce con rigore le inchieste di “Report”, si inserisce in un solco già tracciato da altri colleghi di peso, come Bianca Berlinguer, Fabio Fazio e Corrado Formigli, i quali hanno cercato altrove nuovi spazi e maggiore libertà editoriale. Proprio questa autonomia, unita a una piattaforma di ampio respiro, costituirebbe il motore principale di un trasferimento a La7, emittente che ha costruito la sua identità sull’approfondimento e sul dibattito.




