Milano, il business del dopo partita: escort, locali esclusivi e calciatori di serie A finiscono nell'inchiesta della Finanza
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Redazione Interno
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L’ombra lunga della movida milanese, quella che si allunga oltre le vetrine patinate e i tavoli dei locali a cinque stelle, ha restituito ieri i primi risvolti giudiziari di un’indagine che punta dritta al cuore del divertimento “senza limiti” di una certa clientela facoltosa. La Guardia di Finanza, al termine di accertamenti coordinati dalla Procura di Milano, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di quattro persone – ritenute, a vario Titolo, le organizzatrici di un sistema su misura per chi, dopo la partita o durante una serata in trasferta, è disposto a spendere diverse migliaia di euro pur di avere un pacchetto “all inclusive”.
L’associazione, che agiva sotto la copertura di una società specializzata nell’organizzazione di eventi, aveva messo in piedi una macchina ben oliata per il reclutamento di giovani donne: alcune di queste erano professioniste del settore, altre sono state avvicinate e convinte a partecipare a serate private dove, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, le prestazioni sessuali venivano successivamente remunerate. Un meccanismo che trasformava le notti milanesi in un prodotto da catalogo, accessibile solo a chi poteva permettersi una spesa nell’ordine di cifre esorbitanti. La Procura, nella sua ordinanza, parla di un “numero considerevole di elementi di prova” raccolti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, elementi che hanno portato anche al sequestro preventivo di oltre 1,2 milioni di euro, profitto presunto di questa attività illecita.
Clienti in campo e in pista, il campionato parallelo della movida
L’aspetto che ha catalizzato l’attenzione, al di là del modus operandi degli arrestati, è la composizione della clientela selezionata. Tra i nomi che affiorano dalle carte dell’inchiesta – e che per ora restano protetti dall’anonimato degli atti giudiziari – spiccano numerosi calciatori di serie A, sia residenti nel capoluogo lombardo sia, più spesso, atleti in trasferta per le partite del campionato. Il servizio veniva offerto proprio nel “dopo partita”: la partita terminata a San Siro, il tunnel che porta agli spogliatoi, e poi il via libera verso i locali più in voga della movida, hotel di lusso e talvolta, come emerso durante le intercettazioni, la disponibilità di gas esilarante per completare la serata.
Non solo il pallone, però. A quanto pare, il giro di escort coinvolgeva anche un pilota di Formula 1, un particolare che sottolinea come il target di questa associazione fosse quello dei grandi stipendi, di chi vive la notte come un prolungamento del campo da gioco o del circuito. Un fenomeno che le cronache giudiziarie conoscono bene, ma che qui assume i contorni di un’organizzazione capillare: le quattro persone ai domiciliari agivano in concorso con altre figure, tra cui diverse escort e addetti alle pubbliche relazioni, creando una rete che copriva ogni aspetto logistico della prestazione.
L’amore a debito e l’illusione del lusso senza crepe
Sullo sfondo di questa vicenda, al di là degli aspetti meramente penali legati al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, emerge un’istantanea impietosa di una certa elite sportiva. La disponibilità economica, quasi illimitata per questi giovani atleti, diventa qui la leva per acquistare non solo un servizio, ma un’idea di compagnia. Il paradosso, che gli investigatori hanno solo accennato nei verbali, è che i soldi – capaci di aprire tutte le porte dei locali esclusivi – sembrano talvolta chiudere quelle della relazione autentica, relegando l’affetto a una transazione bancaria.
Il dato giudiziario, però, resta ancorato ai fatti: le Fiamme Gialle hanno documentato un sistema che offriva “pacchetti completi” per clienti selezionati, spaziando dalle notti nei locali più esclusivi a servizi personalizzati in strutture di lusso. Le verifiche patrimoniali, decisive per scattare la misura cautelare, hanno evidenziato una palese sproporzione tra quanto dichiarato al fisco dai quattro organizzatori e il tenore di vita reale, fatto di quegli stessi agi che proponevano ai loro clienti. Per ora, i quattro restano ai domiciliari in attesa degli sviluppi processuali, mentre gli accertamenti della Procura continuano per verificare l’esistenza di eventuali ulteriori ramificazioni del sodalizio.




