Le libere donne, il finale tra verità e resistenza: ascolti da record per la serie con Lino Guanciale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è chiusa il 24 marzo, con la terza e ultima puntata andata in onda su Rai 1, la fiction “Le libere donne”, coproduzione Rai Fiction ed Endemol Shine Italy che ha portato sul piccolo schermo l’adattamento del romanzo “Le libere donne di Magliano” di Mario Tobino. Diretta da Michele Soavi, la serie ha intrecciato il racconto intimo della malattia mentale con la Storia, ambientando la narrazione in un ospedale psichiatrico femminile nel 1942, un luogo governato da regole ferree che lo scrittore e medico toscano – interpretato da Lino Guanciale – ha cercato di scardinare con un approccio umanizzante. In sei episodi distribuiti in tre serate, il racconto ha seguito le vicende del dottore alle prese con la repressione dell’istituzione e con l’arrivo di Margherita, una giovane donna rinchiusa dal marito (la cui storia ha offerto a Grace Kicaj, attrice di origini albanesi nata a Tirana nel 2001, il ruolo della consacrazione definitiva), fino allo scioglimento degli ultimi nodi narrativi nell’episodio conclusivo di martedì scorso.

La resa dei conti nel manicomio di Maggiano

Nell’ultimo atto della serie, la tensione accumulata nelle settimane precedenti è esplosa quando il conflitto esterno – la guerra e l’occupazione nazista – ha infranto definitivamente le mura dell’istituto. Dopo che nel quinto episodio l’ex infermiere Beppe, entrato in una squadra fascista, aveva fatto irruzione armato nella struttura accusando il direttore Roncoroni di nascondere un’ebrea, il sesto episodio ha portato il confronto a un punto di non ritorno. Il colonnello nazista Sommer, infatti, ha messo Roncoroni alle strette imponendogli la consegna della donna nascosta, Marta, proprio mentre all’interno del manicomio fervono i preparativi per un ballo in maschera organizzato per raccogliere viveri. In un crescendo di tensione che ha visto il terrore serpeggiare nei corridoi, la fiction ha messo in scena la resa dei conti tra i medici, che tentavano di proteggere le degenti, e i soldati, che non hanno fatto sconti.

La consacrazione di Lino Guanciale e il mistero di una seconda stagione

Per l’attore abruzzese Lino Guanciale, già volto noto del panorama televisivo grazie a precedenti successi come “Il commissario Ricciardi” e “La porta rossa”, la serie ha rappresentato una consacrazione totale nel palinsesto di punta della Rai. Nei panni di Mario Tobino, Guanciale ha interpretato un medico diviso tra il progresso, i sentimenti che lo legavano a Margherita e il tentativo disperato di salvare la dignità delle sue pazienti – un ruolo che gli ha permesso di dimostrare ancora una volta la propria versatilità. Proprio il successo di critica e pubblico ha subito alimentato le ipotesi relative a un possibile secondo capitolo della fiction: sebbene la storia, ispirata a eventi realmente accaduti e ambientata durante la Seconda guerra mondiale, possa considerarsi conclusa, il favore riscontrato lascia aperta la porta a un potenziale sviluppo narrativo.

Il bilancio degli ascolti: un successo costante per Rai 1

Dal punto di vista dei dati auditel, “Le libere donne” ha chiuso il suo percorso con un bilancio più che positivo, imponendosi come uno dei titoli più seguiti della stagione televisiva. Il debutto del 10 marzo aveva già segnato un’ottima partenza, con oltre 2,8 milioni di spettatori e uno share che si è attestato intorno al 17,9%, vincendo la gara della prima serata. La seconda puntata, andata in onda il 17 marzo, ha mantenuto il consenso del pubblico raccogliendo circa 3 milioni di telespettatori con una media del 18,6% di share. Il gran finale, trasmesso il 24 marzo, ha infine raggiunto punte che hanno sfiorato il 25% di share nelle scene più drammatiche, confermando la tenuta di un prodotto che ha saputo coniugare la qualità della produzione – firmata dalla regia di Michele Soavi – con un racconto capace di toccare le corde emotive del pubblico.

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