Le libere donne, Lino Guanciale è Mario Tobino nella serie che porta in tv la lotta per la dignità nel manicomio di Maggiano

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Prende il via questa sera, martedì 10 marzo, su Rai 1 la serie “Le libere donne”, diretta da Michele Soavi e liberamente ispirata al romanzo “Le libere donne di Magliano” di Mario Tobino, edito da Mondadori. La fiction, coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy e ambientata fra Lucca e Viareggio durante il secondo conflitto mondiale, porta sullo schermo la figura dello psichiatra e poeta Mario Tobino, interpretato da Lino Guanciale, e il suo lavoro all’interno dell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano. In un’Italia piegata dalla guerra e dalle leggi razziali, la narrazione si sviluppa attorno al tentativo di un medico fuori dagli schemi di restituire umanità a donne troppo spesso rinchiuse non per una reale malattia, ma perché colpevoli di voler affermare la propria libertà o di essere scomode per le loro famiglie. La serie, strutturata in tre puntate per un totale di sei episodi, andrà in onda ogni martedì in prima serata fino al 24 marzo, con la disponibilità dei singoli episodi anche in boxset sulla piattaforma RaiPlay.

Il caso di Margherita Lenzi e i metodi di cura nell'istituto

La storia prende avvio nella notte della Vigilia di Natale del 1942, quando Margherita Lenzi, interpretata da Grace Kicaj, giovane moglie dell’avvocato Filippo Lenzi, si presenta ferita e in stato di forte agitazione sul sagrato del Duomo di Lucca durante la messa, un gesto che suo marito sfrutta per farla internare nel manicomio di Maggiano. Qui la donna incrocia il destino del dottor Tobino, da poco rientrato dal fronte libico, il quale inizia a nutrire seri dubbi sulla sua effettiva infermità mentale, sospettando piuttosto che dietro la reclusione si celi una storia di violenze domestiche e un tentativo di mettere le mani sulla sua eredità. All’interno dell’istituto, Tobino si trova a dover confrontare la propria visione della psichiatria, volta all’ascolto e alla comprensione del trauma, con l’approccio rigido e coercitivo di colleghi come il dottor Parisi, che invece applica con convinzione metodi quali l’elettroshock e l’isolamento, ritenendoli necessari al mantenimento dell’ordine e alla cura dei pazienti.

Il coinvolgimento personale del medico e le indagini sulla famiglia

Nel secondo episodio, in onda sempre questa sera, la situazione di Margherita precipita quando, rinchiusa in isolamento, tenta il suicidio, venendo salvata proprio da Tobino. Il medico, spinto da un sentimento che va oltre la semplice etica professionale e che lo porta a un pericoloso coinvolgimento emotivo, decide di indagare personalmente sul marito della donna, recandosi a casa sua e cercando di parlare con il giudice che dovrà decidere le sorti della giovane. Parallelamente, Tobino cerca di introdurre nell’ospedale metodi terapeutici innovativi per l’epoca, come un laboratorio creativo per le degenti, un’iniziativa che, dopo un'iniziale diffidenza, sembra dare i primi risultati positivi nel restituire dignità e una parvenza di libertà alle donne ricoverate, nonostante lo scetticismo di gran parte del personale.

L'irruzione della storia e il ritorno di un amore dal passato

Sullo sfondo di queste vicende personali, la Storia avanza inesorabile e fa sentire il proprio peso anche all'interno delle mura di Maggiano. Fa la sua ricomparsa nella vita di Tobino Paola Levi, ruolo affidato a Gaia Messerklinger, una donna del suo passato diventata staffetta partigiana e costretta a vivere in clandestinità a causa delle persecuzioni razziali, essendo ebrea. Il loro incontro riaccende antichi sentimenti, complicando ulteriormente il quadro emotivo del protagonista, già diviso tra la protezione per Margherita e il proprio ruolo istituzionale. Nei successivi episodi, in onda martedì 17 marzo, la tensione cresce ulteriormente: durante un’udienza Margherita trova il coraggio di denunciare le violenze del marito, ma non viene creduta e, in un raptus di frustrazione, lo aggredisce, peggiorando la propria posizione e venendo sottoposta regolarmente all’elettroshock. La guerra bussa infine alle porte del manicomio quando i nazisti irrompono alla ricerca di Marta, un'ebrea nascosta tra le pazienti, gettando medici e ricoverate in uno stato di profonda angoscia.

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