Chat Ranucci-Lavitola, i buchi temporali e il nuovo filone sugli affari africani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ci sono dei vuoti nelle conversazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. Non si tratta di semplici interruzioni tecniche, ma di veri e propri salti temporali che, secondo quanto emerso dall'analisi dei dispositivi sequestrati al faccendiere, potrebbero indicare la cancellazione volontaria di messaggi. L'indagine della Procura di Roma, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, ruota attorno all'attentato dinamitardo compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia, un episodio per il quale lo stesso Lavitola si è dichiarato mandante.

I buchi nelle chat e le verifiche tecniche

I telefoni cellulari, il computer e gli altri supporti informatici sequestrati a Lavitola sono al centro di un esame approfondito da parte dei Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati. Quello che gli inquirenti stanno cercando di stabilire è se le lacune nelle comunicazioni con l'ex conduttore di Report siano state determinate da un'azione manuale di rimozione dei contenuti o se, al contrario, siano riconducibili a normali dinamiche di funzionamento dei dispositivi.

Al momento, va precisato, non esiste la prova di cancellazioni significative, ma la sequenza interrotta dei messaggi ha spinto gli investigatori ad approfondire il periodo che va da gennaio 2025 fino a luglio 2026, un arco temporale ben più ampio rispetto alla sola giornata dell'esplosione.

L'udienza di Riesame e la posizione dell'imprenditore

Mentre gli accertamenti tecnici proseguono, il tribunale del Riesame di Roma ha respinto le istanze presentate dalla difesa di Lavitola, confermando la custodia cautelare in carcere e mantenendo l'aggravante del metodo mafioso. L'avvocato Sergio Cola, che assiste l'imprenditore, ha annunciato il deposito di un ricorso per saltum in Cassazione, contestando le valutazioni dei giudici sia nel merito sia nella forma.

Nel corso dell'udienza, l'ex editore dell'Avanti ha reso dichiarazioni spontanee, sostenendo di aver coltivato con Ranucci un rapporto di amicizia sincera e di aver sperato che quella relazione potesse contribuire a un proprio riscatto sociale. Ha inoltre ribadito di essersi assunto ogni responsabilità come mandante, precisando però che l'idea dell'ordigno sarebbe stata di Clesio Tavares Gomes e che il mandato impartito non prevedeva di fare male a nessuno.

Il fronte degli affari finanziari e il carbon credit

Parallelamente all'inchiesta sull'attentato, i pm della Direzione distrettuale antimafia si preparano ad aprire nuovi filoni di indagine sugli affari finanziari di Lavitola. L'attenzione si concentra in particolare sul settore del carbon credit in Africa, dove l'imprenditore aveva interessi sia in Zimbabwe sia in Camerun. Un'intervista rilasciata il 26 giugno da Ranucci a un quotidiano dello Zimbabwe, poi rimossa dal sito, è stata acquisita dai carabinieri e sarà sottoposta al pm Edoardo De Santis.

Stando a quanto riferito dal giornalista che ha firmato l'articolo, sarebbe stato lo stesso Lavitola a suggerire di contattare l'ex conduttore di Report, descrivendolo come un noto giornalista investigativo internazionale. Nel testo si faceva riferimento a presunte attività di approfondimento su imprenditori italiani attivi nel mercato dei crediti di carbonio, i quali sostengono di essere stati truffati da un socio locale, identificato in Ben Chimutengo.

Il contesto del ristorante e i rapporti con il quartiere

Sullo sfondo di questa vicenda giudiziaria rimane il Cefalù Bistrò, il locale di via dei Quattro Venti a Roma frequentato da giornalisti e volti noti, dove Lavitola lavorava e dove Ranucci era solito cenare. I conti della Baires srl, la società che gestisce l'attività, mostrano incassi stabili negli anni: il 2025 si è chiuso con 757.234 euro di ricavi e appena 20.000 euro di utili, un dato che, secondo quanto emerso dalle indagini, confermerebbe come gli affari più consistenti dell'imprenditore si svolgessero altrove.

La procura attende inoltre di ascoltare Ranucci come persona informata sui fatti, verosimilmente a fine settembre, per chiarire la natura e la portata del rapporto che lo legava a Lavitola.

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