Attentato Ranucci, i buchi nelle chat tra Lavitola e il giornalista e il nuovo filone sugli affari in Africa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ci sono dei vuoti nelle conversazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. Non si tratta di semplici interruzioni tecniche, ma di vere e proprie cesure temporali che gli inquirenti della Procura di Roma hanno rilevato analizzando i telefoni cellulari e il computer sequestrati all’imprenditore, finito in carcere con l’accusa di essere il mandante e il reo confesso dell’attentato dinamitardo contro l’ex conduttore di Report.

Quei buchi, secondo quanto filtra dall’inchiesta, si collocano sia prima sia dopo l’esplosione avvenuta a Pomezia nell’ottobre del 2025, e lasciano supporre che una parte cospicua dei messaggi scambiati tra i due sia stata deliberatamente cancellata.

Il rapporto tra i due e le verifiche tecniche

La natura del legame tra Lavitola e Ranucci è finita da tempo sotto la lente degli investigatori, che hanno affidato le indagini ai Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati. Le chat, fitte e frequenti, non si limitavano a mere questioni personali, ma toccavano temi legati alla politica e alla stessa trasmissione Report. Gli inquirenti vogliono ora capire se quelle cancellazioni siano state determinate da eventi rilevanti per l’inchiesta, magari estranei all’attentato, oppure se servissero a occultare passaggi decisivi del rapporto.

Al momento non c’è prova di cancellazioni significative, ma l’anomalia ha spinto la procura a disporre ulteriori accertamenti tecnici per tentare di recuperare il materiale mancante.

La decisione del Riesame e le dichiarazioni di Lavitola

Mentre gli esami sui dispositivi proseguono, il tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza presentata dai difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, che avevano chiesto gli arresti domiciliari in una casa in Basilicata. I giudici hanno confermato integralmente l’ordinanza del gip, mantenendo in carcere l’ex editore dell’Avanti! e ribadendo l’aggravante del metodo mafioso.

Nel corso dell’udienza, l’imprenditore aveva reso dichiarazioni spontanee, sostenendo di avere avuto con Ranucci «un grande rapporto di amicizia» e di sperare che quella frequentazione potesse servire a un suo riscatto sociale. Ha anche ribadito di essersi assunto ogni responsabilità come mandante, precisando però che l’idea dell’ordigno sarebbe stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva affidato un mandato in bianco con la raccomandazione di non fare male a nessuno.

Il nuovo filone sugli affari finanziari

Superato lo scoglio del Riesame, i pm della Direzione distrettuale antimafia, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, si preparano ad aprire nuovi fronti di indagine. L’attenzione si sposta ora sugli affari finanziari di Lavitola, in particolare sui suoi interessi legati ai carbon credit in Africa, un settore opaco su cui gli inquirenti intendono fare piena luce per verificare se esistano collegamenti con il movente dell’attentato o con altre attività illecite.

Parallelamente, gli investigatori cercano di recuperare le comunicazioni tra Lavitola e gli esecutori materiali dell’attentato, per ricostruire la catena di comando e il flusso di denaro che avrebbe finanziato l’operazione. La difesa ha già annunciato ricorso in Cassazione per saltum contro l’ordinanza del gip, ma le motivazioni del Riesame arriveranno solo entro quarantacinque giorni.

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