Missili ucraini colpiscono il comando russo a Donetsk, Mosca minaccia Londra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra il 26 e il 27 agosto, un'operazione accuratamente pianificata dallo Stato maggiore ucraino ha mandato in frantumi la sede operativa della 51ª Armata russa a Donetsk. A finire nel mirino dei missili da crociera, verosimilmente i nuovi Flamingo FP-5 forniti dal Regno Unito, è stato il Quartier generale delle forze di occupazione, proprio mentre al suo interno si teneva una riunione di alti ufficiali.

La tempistica dell'attacco, come era prevedibile, lascia intendere che i servizi di intelligence di Kiev fossero stati informati con precisione sugli spostamenti e sugli appuntamenti del nemico, trasformando quell'edificio in un bersaglio pressoché scoperto.

La conferma di Kiev e la dinamica dell'attacco

Lo Stato maggiore ucraino, con una nota ufficiale diffusa nelle ore successive, ha rivendicato la paternità dell'operazione, specificando che sono stati colpiti sia il posto di comando principale che quello di riserva delle truppe russe dislocate nell'area di Donetsk. Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni alternative, visto che i funzionari militari hanno parlato apertamente di un'azione mirata a disarticolare la catena di comando avversaria in un settore cruciale del fronte orientale.

Sebbene i dettagli sulle vittime e sull'entità dei danni strutturali restino riservati per ovvie ragioni di sicurezza, le fonti sul campo descrivono l'impatto dei razzi come devastante, con il centro nevralgico dell'armata ridotto a un cumulo di macerie fumanti.

Il ruolo dei missili britannici e le tensioni con Londra

La scelta di utilizzare i Flamingo FP-5, un sistema d'arma di ultima generazione la cui presenza nell'arsenale di Kiev era stata solo vagheggiata negli ultimi mesi, rappresenta un ulteriore escalation nell'impiego di armamenti occidentali sul suolo russo. Ed è proprio questo passaggio ad aver innescato una durissima reazione da parte del ministero della Difesa di Mosca, che ha convocato l'ambasciatore britannico per una protesta formale, accusando Londra di aver fornito i mezzi per un "attacco terroristico" contro infrastrutture militari russe.

Le minacce rivolte al Regno Unito, sebbene formulate con il consueto lessico diplomatico, hanno assunto un tono particolarmente acceso, alimentando il timore di una rappresaglia che potrebbe estendersi oltre i confini del teatro ucraino.

La campagna di sopravvivenza britannica e i segnali di un'emergenza imminente

In questo clima di crescente tensione internazionale, il governo di Londra ha lanciato una campagna informativa senza precedenti, invitando i cittadini a costituire una scorta minima di beni di prima necessità - acqua, cibo in scatola, medicinali, torce, radio e power bank - sufficiente a resistere per circa 72 ore senza servizi essenziali.

Una raccomandazione che le autorità si affrettano a definire come "buon senso" e "preparazione civile", ma che molti osservatori interpretano come un campanello d'allarme per un possibile conflitto diretto, o quantomeno per un grave deterioramento delle condizioni di sicurezza nazionale. La coincidenza temporale con la visita a Mosca del direttore della Cia, avvenuta proprio nei giorni precedenti all'attacco, aggiunge un ulteriore strato di preoccupazione, facendo supporre che i servizi segreti americani avessero già colto segnali di un'imminente escalation.

La posizione di Mosca e il quadro politico internazionale

Mentre la diplomazia statunitense tenta di rimettere in moto un ipotetico processo negoziale tra le parti, il Cremlino ha usato toni perentori per liquidare ogni possibile apertura al dialogo. Il portavoce Dmitry Peskov, in una conferenza stampa, ha sostenuto che l'Ucraina stia "perdendo il conflitto" e che il suo esecutivo si stia "disgregando dall'interno" a causa di fratture e polemiche interne.

Una narrazione che, sebbene serva a sostenere il morale delle truppe e a giustificare le difficoltà operative sul campo, scontra con l'evidenza delle operazioni di intelligence e di precisione portate a termine da Kiev, che dimostrano una capacità offensiva tutt'altro che in via di estinzione. Le prossime mosse di Mosca, in attesa di un eventuale nuovo incontro diplomatico con Pechino, saranno decisive per capire se la tensione potrà rientrare o se assisteremo a un ulteriore, pericoloso scambio di colpi.

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