Terni, cuore a destra e organi ribaltati: la mappa 3d che ha guidato l’ablazione
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Redazione Salute
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L’anatomia umana, che pure segue canoni consolidati, talvolta si discosta dalla norma con variazioni tanto rare quanto sorprendenti. Nel caso specifico di un paziente giunto all’attenzione del reparto universitario di Cardiologia dell’ospedale Santa Maria di Terni, la consueta disposizione degli organi – il cuore collocato a sinistra, per intenderci – risultava completamente ribaltata: l’organo pulsante era orientato a destra, una condizione che in termini clinici viene definita “destrocardiaca”. Non si trattava, tuttavia, di un’anomalia isolata, dal momento che lo stesso paziente presentava una variante anatomica più complessa, denominata “situs viscerum inversus”, la quale comporta una disposizione speculare di tutti gli organi interni all’interno del torace e dell’addome, quasi come se la natura avesse impresso una simmetria invertita alla sua architettura.
Una tecnologia chiamata Carto per orientarsi al contrario
Proprio questa condizione, che di per sé non è patologica, rendeva estremamente complesso un intervento già di per sé delicato: il paziente soffriva di fibrillazioni atriali parossistiche-persistenti, aritmie che non avevano più risposto al trattamento farmacologico convenzionale. Per affrontare il caso, il team di aritmologia diretto dal dottor Giovanni Carreras – con la collaborazione dei dottori Stefano Donzelli, Ludovico Lazzari, Giampaolo Marini e delle dottoresse Alessandra Tordini e Federica Di Meo, affiancati da due specializzandi, il dottor Alessandro Volpe e il dottor Marco Rapaccini – ha fatto ricorso a una nuova tecnologia chiamata Carto. Si tratta di un sistema di mappaggio tridimensionale che, come spiega il nosocomio, consente di ricostruire virtualmente le cavità cardiache, guidando con precisione millimetrica l’ablazione transcatetere, ovvero la tecnica che neutralizza i focolai aritmici tramite calore o freddo.
L’intervento, tra specularità anatomica e alta specialità
L’operazione, eseguita all’interno del reparto cardiotoracovascolare dello stesso ospedale, ha richiesto una riconversione mentale e tecnica non indifferente: ciò che per il chirurgo è abituale a sinistra, in questo caso andava cercato a destra, inclusi gli accessi venosi e le proiezioni fluoroscopiche. La mappa generata da Carto ha permesso di orientarsi in questa anatomia “a specchio”, evitando manovre empiriche e riducendo i tempi di esposizione ai raggi. L’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale parossistica – quella forma di aritmia che si manifesta a episodi interrompendosi spontaneamente ma tendendo a cronicizzare – è stata così condotta senza complicanze, andando a ricostruire idealmente le cavità cardiache per ripristinarne un funzionamento elettrico ordinato.
Un caso raro nella casistica della cardiochirurgia italiana
La letteratura medica considera la destrocardiaca associata a situs viscerum inversus una evenienza sporadica, tanto che nella pratica clinica quotidiana un chirurgo o un elettrofisiologo potrebbe incontrarla solo poche volte nell’intera carriera. La scelta di non affidarsi a un approccio standardizzato – che in una conformazione normale avrebbe comunque comportato un rischio non nullo di perforazioni o lesioni collaterali – ha rappresentato il discrimine principale del successo dell’équipe ternana. L’ospedale Santa Maria, nell’illustrare l’esito del procedimento, ha sottolineato come l’utilizzo della nuova tecnologia Carto abbia permesso di superare le difficoltà poste dall’insolita disposizione degli organi, trasformando un potenziale ostacolo insormontabile in una sfida tecnica vinta grazie alla pianificazione tridimensionale.
Nessuna nota di cronaca, solo i fatti della sala operatoria
Non vi è stata, nel corso della degenza o nelle fasi immediatamente successive alla procedura, alcuna criticità riconducibile alla singolarità anatomica: il paziente, che presentava fibrillazioni atriali parossistiche-persistenti refrattarie ai farmaci, è stato trattato esclusivamente con mezzi di ablazione transcatetere. Nessuna ulteriore manovra invasiva si è resa necessaria, e il personale – tra medici strutturati e specializzandi – ha agito in piena sinergia, come testimoniano i nomi dei professionisti coinvolti riportati dalla stessa azienda ospedaliera. L’intervento, rientrante a pieno titolo tra quelli di alta specialità, conferma come anche le varianti anatomiche più estreme possano essere affrontate con successo, purché si disponga di tecnologia adeguata e di un gruppo di lavoro abituato a leggere il umano non come un manuale rigido, ma come una geografia che talvolta riscrive le sue coordinate.




