Il Pentagono avverte Bruxelles: niente Buy European sulle armi, o scatteranno ritorsioni
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Redazione Esteri
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L’amministrazione Trump è intervenuta in modo netto e senza mezzi termini nel dibattito in corso a Bruxelles sulla revisione delle norme che regolano gli appalti nel settore della difesa, esprimendo la propria ferma opposizione all’introduzione di clausole che possano limitare la partecipazione delle aziende statunitensi al mercato europeo delle armi. Il Dipartimento della Difesa americano, noto come Pentagono, ha ufficialmente messo nero su bianco la propria posizione in un contributo inviato alla Commissione europea in risposta a una consultazione pubblica, le cui procedure si sono concluse tre giorni fa. La sostanza del messaggio è chiara e inequivocabile: qualsiasi modifica legislativa volta a introdurre un criterio di preferenza per il cosiddetto “Made in EU” negli appalti della difesa degli Stati membri verrebbe interpretata a Washington come un atto di chiusura protezionistica, innescando di conseguenza misure di ritorsione commerciale -4-9.
L’opposizione del Pentagono alla chiusura del mercato europeo
Il governo statunitense, nella sua risposta alla consultazione – come riportato da diverse agenzie di stampa e confermato da fonti qualificate – contesta alla radice l’ipotesi che l’Unione europea possa adottare politiche di acquisto che escludano o penalizzino i fornitori d’oltreoceano -1. Secondo quanto si legge nel documento, l’approccio “Buy European” viene definito come la strada sbagliata da percorrere, soprattutto in un contesto, sottolineano dal Pentagono, nel quali i grandi gruppi industriali europei della difesa continuano ad avere un accesso privilegiato e vantaggioso al mercato statunitense grazie agli accordi di reciprocità esistenti -6-9. Gli Stati Uniti si oppongono con forza – questa la terminologia utilizzata nella nota – a qualsivoglia alterazione dell’assetto vigente che vada a limitare la capacità dell’industria americana di sostenere o partecipare ai programmi di approvvigionamento della difesa condotti dai paesi membri dell’Unione. L’avvertimento è diretto sia a Bruxelles che ai singoli governi nazionali, chiamati a non percorrere la strada di una chiusura che verrebbe considerata discriminatoria.
Le possibili contromisure e il ruolo degli accordi bilaterali
Le ritorsioni minacciate dall’amministrazione Trump non sono rimaste un generico avvertimento, ma sono state delineate con una certa precisione nei loro possibili effetti pratici. Washington ha fatto sapere che, qualora le misure di preferenza europea venissero effettivamente implementate nelle legislazioni nazionali sugli appalti, si procederebbe a riconsiderare l’intero impianto di deroghe ed eccezioni previste dalle leggi “Buy American” attualmente concesse ai paesi alleati -6-9. Il riferimento è agli accordi bilaterali di reciprocità nella difesa (Reciprocal Defense Procurement Agreements) che legano gli Stati Uniti a ben diciannove dei ventisette membri dell’Unione europea; intese che, fino ad oggi, hanno permesso alle aziende europee di competere per l’aggiudicazione di alcuni contratti banditi dal Pentagono. La revisione di queste intese comporterebbe di fatto la chiusura di quel canale preferenziale, costringendo le imprese del Vecchio continente a vedersi valutare l’accesso alle gare statunitensi caso per caso e solo laddove se ne dimostri la necessità per esigenze di interoperabilità e standardizzazione all’interno della Nato -1.
Le contraddizioni nella richiesta americana di maggiore autonomia europea
La posizione assunta dal Dipartimento della Difesa mette in luce quella che appare come una contraddizione di fondo nell’approccio della nuova amministrazione repubblicana nei confronti degli alleati europei. Da un lato, Donald Trump e i suoi collaboratori non hanno mai fatto mistero di voler spingere i paesi del continente ad assumersi un onere maggiore per la propria difesa convenzionale, aumentando in modo significativo la spesa militare e riducendo la storica dipendenza dal parafulmine garantito dagli Stati Uniti -2-5. Dall’altro lato, però, questa richiesta di maggiore autonomia e responsabilità si scontra con l’altrettanto chiara volontà di non veder penalizzato il peso dell’industria bellica americana, che attualmente copre quasi i due terzi delle importazioni di armi dell’Unione europea, fornendo sistemi d’arma cruciali come i cacciabombardieri F-35, i lanciarazzi Himars o i sistemi di difesa aerea Patriot -3-7. Di fatto, Washington sembra chiedere all’Europa di spendere di più per armarsi, ma di farlo continuando a rivolgersi in larga parte ai produttori statunitensi, mantenendo così intatta la propria influenza e i propri vantaggi commerciali in un settore strategico come quello della difesa.




