Commercialisti al voto, la strada è libera. Ma sul presidente ubiquo De Nuccio restano i dubbi
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Redazione Interno
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Si aprono domani, giovedì 15 gennaio, le consultazioni per il rinnovo degli ordini territoriali dei commercialisti, votazioni che si protrarranno – in modalità telematica – sino a venerdì 16 gennaio e che rappresentano un primo, decisivo passo verso l’elezione del Consiglio nazionale prevista a marzo. L’ultimo ostacolo formale è stato rimosso ieri, quando la società ricorrente, la ID Technology, ha ritirato l’istanza cautelare presentata al Tar del Lazio contro l’affidamento della piattaforma elettorale alla Multicast, fatto che di per sé, rimuovendo ogni incertezza procedurale, avrebbe dovuto concentrare l’attenzione sul merito della competizione. Tuttavia, a dominare la scena pre-elettorale restano una serie di interrogativi, non sui sistemi informatici, bensì sulla figura del presidente del Consiglio nazionale, Elbano De Nuccio, la cui posizione appare sempre più singolare sotto diversi profili, da quello delle incompatibilità a quello, non secondario, della trasparenza.
Il presidente che non ha (mai) tempo
La questione centrale, emersa con forza nelle ultime ore, riguarda la molteplicità di incarichi ricoperti da De Nuccio e i relativi compensi, aspetti sui quali lo stesso interessato ha opposto un muro di silenzio. Interpellato direttamente per chiarire quanto percepisca per la sua funzione e per conoscere nel dettaglio le regole, scritte dallo stesso Consiglio che presiede, che governano questi aspetti, la sua replica è stata un mero rinvio: “Il presidente ha bisogno di 48 ore per rispondere”. Una dichiarazione che, a pochi giorni dal voto, suona come un’ammissione di opacità, soprattutto considerando che tali compensi sono erogati dai contributi degli stessi iscritti chiamati alle urne. La domanda, quindi, sorge spontanea: quante “poltrone” occupa effettivamente Elbano De Nuccio e quali entrate gli derivano da questo accumulo di ruoli, spesso oggetto di forti critiche per possibili conflitti d’interesse?
Le preoccupazioni della politica e il voto cruciale
Proprio la delicatezza del momento elettorale ha spinto alcuni esponenti politici a sollecitare interventi di garanzia. In Commissione Giustizia alla Camera è stata depositata un’interrogazione, a firma di parlamentari della Lega, indirizzata ai ministri della Giustizia e dell’Economia, con la quale si chiedono rassicurazioni sulla “correttezza, la trasparenza e la neutralità” della piattaforma informatica utilizzata per il voto. Una mossa che, al di là delle specifiche tecnologie, riflette un clima di diffusa diffidenza verso un sistema che, nell’ombra, permetterebbe a vertici consolidati di perpetuare il proprio potere. L’esito delle elezioni territoriali di questi giorni, infatti, influenzerà in modo determinante la composizione del futuro Consiglio nazionale, l’organo che a marzo dovrà eleggere – o riconfermare – il suo presidente.
Un’ombra lunga sulla professione
La vicenda, nel suo complesso, rischia di proiettare un’ombra lunga su una professione che dovrebbe fare della trasparenza e della correttezza amministrativa i suoi principi cardine. Mentre circa centoventi mila professionisti si apprestano ad esercitare il loro diritto-dovere, chi è attualmente alla guida dell’ordine non fornisce risposte chiare sul proprio operato e sulla propria situazione, preferendo nascondersi dietro la necessità di tempo che, in un contesto di normale amministrazione, non dovrebbe essere un bene così scarso. Il tutto mentre, sul fronte giudiziario, procedono inchieste di cronaca nera che hanno coinvolto, in altre regioni, alcuni esponenti della categoria, indagini sulle quali le istituzioni ordinali sono chiamate a vigilare con rigore assoluto, dimostrando di saper fare luce anche al proprio interno.




