A Lampedusa due bare bianche abbandonate: erano bambini morti di sete nel Mediterraneo
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Redazione Esteri
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Le due piccole bare, bianche e senza nome, giacciono da giorni nella camera mortuaria dell’isola, dimenticate da tutti tranne che da chi, come il deputato del Pd Peppe Provenzano, ha deciso di raccontare quella che altrimenti sarebbe stata solo l’ennesima tragedia silenziosa del Mediterraneo. Dentro ci sono i corpi di due bambini ghanesi di due anni, morti di fame e di sete tra le braccia dei genitori dopo tre giorni di deriva su un gommone partito dalla Libia. Accanto a loro, il corpo di un trentenne.
La loro storia, sebbene non eccezionale nel contesto delle migrazioni, rappresenta un fallimento collettivo: quello di un’Europa che continua a voltarsi dall’altra parte mentre il mare diventa un cimitero. Il gommone, salpato da Zawia con 57 persone a bordo, è stato soccorso dalla nave della Ong Nadir solo dopo la segnalazione di Frontex. Troppo tardi per quei due bambini, le cui madri, sopravvissute, oggi piangono figli che non torneranno mai più.
La denuncia di Provenzano, lanciata su Instagram, ha squarciato per un momento il velo di indifferenza che avvolge simili tragedie. "Non è normale che quasi nessuno ne abbia parlato", ha scritto il parlamentare, sottolineando come episodi del genere siano ormai relegati a una cronaca marginale, nonostante la loro gravità. Eppure, proprio mentre in Italia si celebravano la festa della mamma e le adunate degli alpini e dei bersaglieri, quelle bare restavano lì, abbandonate in un angolo di Lampedusa, simbolo di un’umanità che muore senza dignità.




