Più libri più liberi, il boicottaggio a tempo di scandalo e la normalità della democrazia
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Redazione Interno
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Alla fiera romana della piccola e media editoria, che si è svolta come di consueto alla Nuvola dell’Eur, un episodio ha animato il dibattito ben oltre i padiglioni espositivi, riproponendo, come accaduto poco più di un mese fa a Ca’ Foscari quando a Emanuele Fiano fu impedito di parlare, la vexata quaestio dei limiti della tolleranza in uno spazio pubblico. La decisione degli organizzatori di confermare la presenza dell’editore Passaggio al Bosco, noto per una produzione libraria che molti ascrivono all’area della destra radicale, aveva infatti sollevato le proteste di alcune firme del panorama culturale italiano, le quali, con un appello, avevano chiesto l’esclusione dello stand, ritenendo incompatibile la sua linea editoriale con lo spirito della manifestazione.
La protesta lampo e il suo esito
La replica di una parte degli editori di sinistra presenti in fiera, alcuni dei quali hanno minacciato di abbandonare la kermesse, si è tuttavia concretizzata in un’azione simbolica dalla durata assai ridotta, quasi dimezzata rispetto ai annunciati trenta minuti di blackout: una copertura temporanea dei libri con teli neri, gesto che, se da un lato ha generato momenti di tensione verbale davanti allo stand contestato con frasi aggressive, dall’altro non ha intaccato lo svolgimento generale dell’evento. Quella che doveva essere una vigorosa prova di forza si è quindi risolta in una parentesi, un gesto evidentemente calibrato per non compromettere le vendite e la partecipazione alla rassegna, lasciando trapelare, a giudizio di alcuni osservatori, un certo calcolo nell’esercizio della protesta.
Un dibattito che supera la contingenza
Al di là delle reazioni immediate, che hanno visto una solidarietà trasversale levarsi in difesa di Fiano dopo l’episodio veneziano, con interventi in aula come quello del collega di partito, la vicenda romana ha riacceso i riflettori su un tema di fondo, ovvero la capacità delle istituzioni democratiche, comprese quelle culturali, di reggere l’urto delle posizioni più estreme senza ricorrere a censure preventive. Il rifiuto di escludere l’editore, pur nelle aspre polemiche sollevate da nomi di peso del mondo intellettuale, è stato letto da molti come un segnale di normalità, il funzionamento di quegli anticorpi che, in una società aperta, dovrebbero permettere il confronto anche con le idee più sgradite, delegando eventuali sanzioni alla magistratura qualora le pubblicazioni oltrepassino il limite della legalità.
La sostanza di un principio
La dialettica, a volte aspra, che ha accompagnato la presenza dello stand incriminato finisce così per raccontare, più del contenuto dei libri esposti, lo stato di salute di un principio cardine. Mentre alcuni denunciano un pericoloso cedimento al conformismo o, peggio, una normalizzazione di certe derive, altri vi scorgono l’applicazione pratica di una regola democratica elementare, secondo cui è nel pluralismo, persino conflittuale, che si misura la forza di un sistema. La fiera, nel suo insieme, ha proseguito i suoi lavori, ospitando il consueto brulichio di presentazioni e acquisti, dimostrando come il dibattito stesso, con le sue contraddizioni, costituisca un dato fisiologico e persino rassicurante, ben lontano dalle semplificazioni di chi vorrebbe spazi purificati da ogni dissenso.




