Decreto bollette, l’emendamento che azzera il telemarketing energetico: contratti nulli senza consenso
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Redazione Interno
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Il telefono squilla, una voce incalzante promette risparmi in bolletta, pochi minuti di conversazione e il contratto è fatto. Uno schema diventato fin troppo familiare per migliaia di consumatori italiani, abituati a subire sollecitazioni commerciali spesso al limite della legalità. In modo del tutto inaspettato, anche per gli addetti ai lavori, è arrivato da un giorno all’altro – e senza alcuna previa consultazione con le categorie interessate – un intervento di forte impatto nel settore. Ci riferiamo a un emendamento al cosiddetto “Decreto Bollette”, presentato il 27 marzo e già il 30 marzo approvato dalla Camera grazie al voto di fiducia sul decreto che ha blindato il testo. Con questa stretta, che secondo le associazioni dei consumatori rappresenta uno “tsunami sul comparto del teleselling”, si scrive una pagina nuova per il mercato di luce e gas.
Luce e gas, il nuovo corso delle chiamate commerciali
Il nuovo emendamento al Dl Bollette interviene su un canale che, per molti operatori, è stato finora decisivo per fare acquisizione nei contratti di luce e gas: il telemarketing. E lo fa con una norma che restringe l’uso delle chiamate commerciali ai soli casi di richiesta diretta del consumatore tramite interfacce digitali del professionista oppure ai clienti già acquisiti nel mercato energia e gas che abbiano espresso uno specifico consenso. In assenza di questa autorizzazione preventiva, che dovrà essere dimostrata dal venditore, i contratti siglati al telefono saranno legalmente nulli. Una rivoluzione giuridica, questa, che inverte l’onere della prova: non sarà più il cittadino a dover dimostrare di non aver mai autorizzato il contatto, ma sarà l’azienda a dover provare che la telefonata commerciale era lecita.
Identificabilità obbligatoria e poteri ad Agcom
Il giro di vite, però, non si ferma ai contratti. Le società energetiche dovranno utilizzare numeri telefonici univocamente identificabili, mettendo così fine – almeno nelle intenzioni del legislatore – alla giungla di numeri sconosciuti, richiamate impossibili e call center non rintracciabili. Se dalle segnalazioni degli utenti emergerà che le chiamate provengono da numerazioni non assegnate ufficialmente al professionista, l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) avrà il potere di ordinare al gestore telefonico l’immediata sospensione delle linee utilizzate. Una sorta di ghigliottina digitale per le linee usate nel telemarketing scorretto, che potrà essere azionata anche su segnalazione del Garante Privacy qualora si registri un numero significativo di reclami.
Le reazioni dei protagonisti del settore
Se le iniziative finora adottate non avevano prodotto risultati concreti, questo nuovo passaggio che modifica il Codice del Consumo potrebbe invece fare la differenza. Il settore delle telecomunicazioni e dei call center, attraverso le proprie associazioni, denuncia il rischio di discriminazione rispetto ad altri comparti merceologici che continueranno a operare con le vecchie regole. Dall’altra parte, le associazioni dei consumatori si dicono soddisfatte perché attendevano una simile operazione da molto tempo, lodando la scelta di introdurre una normativa che definiscono “salva-consumatori”. Resta ora da vedere come il mercato si adatterà a queste nuove regole, che di fatto azzerano il vecchio modello di acquisizione clienti basato sulle chiamate a freddo.




