Kim Jong-un rieletto segretario del partito al nono congresso di Pyongyang, nessuna traccia della figlia Ju Ae

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il nono congresso del Partito dei Lavoratori di Corea, riunitosi a Pyongyang in questi giorni, si è chiuso con il verdetto ampiamente annunciato alla vigilia: Kim Jong-un è stato riconfermato alla guida suprema della formazione unica al potere. La rielezione, giunta nel corso della quarta giornata dei lavori, è stata presentata dall’agenzia di stampa statale KCNA come il frutto della volontà unanime e incrollabile di tutti i delegati presenti, i quali avrebbero espresso il loro sostegno plenario alla proposta di mantenere il “caro leader” al vertice del partito e, per estensione, dell’intero apparato statale e militare -1-2. La coreografia del consenso, puntualmente messa in scena con acclamazioni ripetute e applausi scroscianti, ha così certificato la prosecuzione di una leadership che, stando alla motivazione ufficiale diffusa dai media di regime, avrebbe il merito indiscusso di aver portato la deterrenza nucleare del Paese a livelli senza precedenti, consolidando al contempo il ruolo della nazione nel più ampio scacchiere regionale -7.

A fare da cornice a questa ennesima conferma del potere dinastico, tuttavia, è stato un elemento di assenza che ha alimentato le speculazioni di quanti seguono le dinamiche, spesso opache, della corte di Pyongyang. Kim Ju Ae, la figlia del leader che all’epoca della sua prima comparsa pubblica, avvenuta nel 2022, aveva acceso i riflettori degli analisti e dei servizi d’intelligence di Seul e Washington, non è infatti comparsa in nessuna delle immagini diffuse dal congresso. La ragazzina, che secondo le stime dovrebbe avere circa tredici anni, era stata negli ultimi tempi sempre più spesso al fianco del padre in occasione di parate militari, test di missili e cerimonie ufficiali; una visibilità che aveva portato l’intelligence sudcoreana a ipotizzare una sua progressiva investitura come erede designata, magari proprio in occasione di questo importante appuntamento politico quinquennale.

L’assenza della ragazza, che molti osservatori davano per certa alla kermesse politica, ha così finito per amplificare il mistero che avvolge i piani di successione all’interno della dinastia dei Kim. Se da un lato la macchina del consenso celebrava i successi militari e il rafforzamento della posizione internazionale del Paese – meriti questi attribuiti alla guida infallibile di Kim Jong-un – dall’altro lato il vuoto lasciato dalla giovane Ju Ae ha riacceso gli interrogativi sul suo ruolo futuro e sulla reale volontà del padre di compiere un gesto formale di designazione in un contesto così solenne e carico di significati come un congresso di partito. L’unica incoronazione, per usare un termine giornalistico, che si è effettivamente consumata è stata quella del leader uscente, con i delegati che ne hanno ribadito la posizione centrale in un sistema che proprio sulla centralità della figura del numero uno costruisce la propria narrativa.

La deterrenza nucleare come pilastro della rielezione e i nuovi equilibri nella leadership

La retorica ufficiale, abilmente veicolata attraverso i canali della KCNA, ha legato indissolubilmente la figura di Kim Jong-un ai progressi compiuti nel campo degli armamenti. Il potenziamento dell’arsenale atomico e lo sviluppo di vettori in grado di minacciare non solo i vicini asiatici ma anche il territorio continentale degli Stati Uniti – un dossier che torna prepotentemente d’attualità con Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca – sono stati presentati come il lascito più prezioso dell’ultimo quinquennio e la garanzia per la sicurezza futura della nazione -9-10. In un contesto di relazioni internazionali sempre più tese, segnate dalla guerra in Ucraina e dal riallineamento di alcune potenze, Pyongyang rivendica per sé un ruolo da protagonista, forte di una capacità militare che considera lo strumento essenziale per negoziare da una posizione di forza e per scongiurare qualsiasi ipotesi di intervento esterno.

Parallelamente alla conferma del segretario generale, il congresso ha provveduto a rinnovare la composizione del Comitato Centrale, e qui emergono segnali interessanti su quelli che potrebbero essere i nuovi equilibri all’interno della ristretta cerchia del potere. Dalla lista dei membri sono stati esclusi alcuni volti noti dell’establishment militare e politico, tra cui spiccano i nomi di Choe Ryong Hae e di marescialli come Pak Jong Chon e Ri Pyong Chol, oltre a figure in passato legate al dialogo intercoreano -9-10. Un ricambio generazionale, lo definiscono alcuni analisti, che potrebbe consolidare ulteriormente il potere di Kim, circondandolo di figure a lui più direttamente fedeli e meno legate alle vecchie guardie. L’accento posto sulla disciplina organizzativa e sul consolidamento interno, unito alla revisione dei regolamenti del partito, lascia intendere come la priorità, oltre alla potenza militare, rimanga quella di blindare il sistema da qualsiasi crepa o dissenso, in un Paese che continua a fronteggiare sanzioni internazionali e endemiche difficoltà economiche -8.

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