Influenza in calo ma non è tempo di abbassare la guardia, virologi avvertono: "Situazione ancora delicata"
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Redazione Salute
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La morsa dell'influenza stagionale, che nelle settimane passate aveva costretto a letto centinaia di migliaia di persone, mostra i primi, seppur lievi, segni di allentamento. Secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet, gestito dall'Istituto Superiore di Sanità, nella settimana tra il 29 dicembre e il 4 gennaio sono stati stimati circa 803mila nuovi casi di infezioni respiratorie acute, un dato che, seppur elevato, segna una flessione rispetto al picco registrato in precedenza. L'incidenza è scesa a 14,1 casi ogni mille assistiti, contro i 14,5 della settimana precedente, portando il totale dei contagi dall'inizio del periodo di monitoraggio, lo scorso ottobre, a circa sette milioni e mezzo. Molti, tra coloro che sono stati colpiti, hanno sperimentato sintomi particolarmente intensi, con forme che in alcuni casi, specialmente tra gli individui più vulnerabili, hanno comportato complicanze serie come polmoniti, rendendo questa stagione particolarmente impegnativa per il sistema sanitario.
Un calo che non deve ingannare
Il virologo Fabrizio Pregliasco conferma la tendenza al ribasso, sottolineando come si tratti della seconda settimana consecutiva in cui si osserva un calo dei casi, ma invita alla massima cautela nel valutare questo dato. "È troppo presto per cantare vittoria", avverte, perché la circolazione virale rimane ampia e il quadro generale è ancora fluido. La diminuzione, peraltro, non è omogenea e deve essere interpretata considerando diverse variabili, tra cui il ritorno alla routine dopo le festività, che può alterare i modelli di contagio e di segnalazione. Il cosiddetto "picco" epidemico potrebbe essere superato, ma la discesa dalla curva dei contagi sarà graduale e irta di possibili ostacoli, con il virus che continua a trovare terreno fertile specialmente tra le fasce di popolazione non vaccinate o con difese immunitarie compromesse.
L'allarme degli infettivologi sulla "forma K"
A rendere più complessa l'analisi della stagione influenzale contribuisce l'emergere di ceppi particolarmente aggressivi. Alessandro Grimaldi, primario di Malattie infettive, parla esplicitamente di una forma, da lui definita "influenza K", caratterizzata da una notevole virulenza. Questa variante, spiega, sta colpendo in modo severo, riproponendo un copione già visto negli anni passati, con un'alta incidenza di ricoveri tra gli anziani e i soggetti fragili. Il periodo natalizio, con i suoi inevitabili assembramenti familiari e sociali, ha senza dubbio fornito un potente volano alla diffusione del virus, accelerando i contagi e mettendo sotto pressione gli ospedali, come dimostrano i numerosi accessi al pronto soccorso registrati in tutta Italia.
La gestione clinica e il monito sugli antibiotici
In un contesto del genere, Grimaldi ribadisce l'importanza cruciale di affidarsi tempestivamente alla rete dei medici di medicina generale, evitando il fai-da-te terapeutico, specie nell'uso improprio di antibiotici. Questi farmaci, essendo inefficaci contro i virus, non sono la risposta all'influenza stagionale e il loro utilizzo immotivato contribuisce al grave problema dell'antibiotico-resistenza. La corretta gestione del paziente, quindi, passa attraverso una diagnosi precisa e una terapia di supporto che allevi i sintomi, riservando interventi più mirati solo ai casi in cui si sviluppino sovrainfezioni batteriche. La vigilanza rimane alta, perché sebbene i numeri indichino una prima inversione di tendenza, la strada per uscire dalla fase critica dell'epidemia è ancora lunga e richiede prudenza.




