UniCredit, domani chiude l’Ops su Commerzbank e si inasprisce lo scontro frontale con i vertici tedeschi
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Redazione Economia
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Alla vigilia della scadenza dell’offerta pubblica di scambio lanciata da UniCredit su Commerzbank, il clima tra i due istituti di credito non potrebbe essere più incandescente.
Da un lato, la banca guidata da Andrea Orcel, forte di una posizione complessiva che supera ampiamente il 40% del capitale della rivale tedesca, si prepara a raccogliere i frutti di un'operazione iniziata mesi fa; dall’altro, il management di Francoforte, che ha sempre osteggiato l’iniziativa definendola ostile e poco trasparente, ha alzato ulteriormente il tiro, portando la contesa su un terreno minato come quello delle comunicazioni al mercato e dell’utilizzo dei derivati, strumenti che – va detto – sono consentiti dalla normativa ma che in questo caso specifico hanno sollevato più di un
Interrogativo tra gli addetti ai lavori.
Il contrattacco di UniCredit e l’appello alla vigilanza tedesca
Di fronte a quelle che definisce una "persistente e sistematica diffusione di informazioni inesatte e fuorvianti", UniCredit ha deciso di rompere un silenzio che durava da settimane e di passare al contrattacco, chiedendo formalmente alla BaFin, l’autorità federale di vigilanza finanziaria, di valutare le dichiarazioni rilasciate dai vertici di Commerzbank.
L’obiettivo dichiarato, si legge in una nota dell’istituto di piazza Gae Aulenti, è quello di verificare l’attendibilità di quelle affermazioni e il loro apparente intento di "compromettere l’integrità del processo di offerta, generando confusione tra gli stakeholder".
Una mossa, questa, che segue di pochi giorni le critiche arrivate dal consiglio di sorveglianza della banca tedesca, il quale aveva invece sollecitato proprio la BaFin a intervenire per far luce sulle modalità con cui UniCredit si è assicurata l’adesione di una fetta importante del capitale, pari all’11,91% conferito solo nell’ultima tornata.
La Procura di Francoforte apre un fascicolo, cresce la tensione legale
A complicare ulteriormente il quadro, che già appariva complesso per la sua natura transfrontaliera, è arrivata nelle scorse ore la notizia dell’apertura di un’indagine preliminare da parte della Procura di Francoforte. I magistrati, sollecitati da un esposto presentato dal consiglio di fabbrica (una sorta di rappresentanza sindacale interna) di Commerzbank, hanno avviato accertamenti per verificare l’eventuale esistenza di condotte riconducibili alla manipolazione del mercato.
Il nodo della discordia riguarda la natura delle adesioni raccolte da UniCredit: secondo i detrattori dell’operazione, sarebbe anomalo che una così larga fetta di azionisti abbia scelto di conferire i propri titoli nonostante il premio offerto fosse, in alcuni momenti della finestra di negoziazione, meno allettante rispetto al prezzo di mercato degli stessi titoli Commerzbank.
Unicredit, dal canto suo, respinge al mittente ogni addebito, sottolineando in una nota ufficiale che non vi è alcun fondamento nelle "insinuazioni" secondo cui le azioni conferite sarebbero state prese in prestito tramite operazioni di prestito titoli; anzi, la banca italiana precisa di non aver posto in essere alcuna attività di questo tipo sulle azioni Commerzbank da lei detenute.
Le adesioni e la strategia azionaria, Orcel non molla la presa
Nonostante l’escalation verbale e l’ombra delle inchieste giudiziarie, il fronte operativo rimane saldamente nelle mani di UniCredit, che guarda con favore alla chiusura del periodo ordinario dell’offerta, fissato per la mezzanotte di oggi. I numeri, del resto, parlano chiaro e consegnano all’istituto italiano una posizione di forza non indifferente.
Sommando la partecipazione diretta, che ammonta al 26,77% del capitale, alle adesioni raccolte nell’ambito dell’Ops (pari all’11,91%) e ad alcuni contratti derivati regolati in azioni, la banca di Andrea Orcel arriva a controllare una fetta potenziale dell’azionariato di Commerzbank che supera di gran lunga l’obiettivo iniziale del 30%. Nelle more del perfezionamento dell’offerta, che prevede comunque una finestra di estensione di due settimane (dal 20 giugno al 3 luglio), UniCredit ha voluto lanciare un messaggio chiaro ai vertici tedeschi.
La banca ha fatto sapere che, qualora ottenesse il giusto sostegno assembleare in futuro, sarebbe nella posizione di nominare i rappresentanti degli azionisti nel consiglio di sorveglianza, l’organo che di fatto nomina il consiglio di gestione. Una dichiarazione che, sebbene presentata come una mera conseguenza logica delle regole di governance, suona come una chiara minaccia di rimpasto ai piani alti di Commerzbank, ascoltata con malcelato fastidio sia a Francoforte che nei circoli governativi di Berlino.




