La preside: una storia di scuola e riscatto nelle periferie d'Italia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Rai Uno riaccende i riflettori, a partire dal 12 gennaio, su una questione che scuote le coscienze e interroga le istituzioni: il ruolo della scuola nei territori più difficili. Lo fa con «La Preside», una fiction in quattro serate che, pur ispirandosi liberamente alla figura di Eugenia Carfora – la dirigente scolastica divenuta simbolo di Caivano – non si limita a raccontare un solo caso. Attraverso la vicenda di Eugenia Liguori, interpretata da Luisa Ranieri, la serie solleva una domanda cruciale, ovvero se l'istruzione possa davvero offrire una via di fuga e salvare un destino. La preside del Titolo, un personaggio di finzione ma dalla profonda verità umana, accetta infatti di guidare un istituto collocato nel cuore di una delle piazze di spaccio più vaste d'Europa, un luogo dove la povertà educativa non è un concetto astratto ma una realtà quotidiana che strozza i sogni. La sua scelta, quella di andare dove molti preferirebbero non guardare e di restare nonostante i rischi, diventa il perno di una narrazione che mescola realismo e tensione civile, evitando facili slogan.

Dal nulla alla scena: Claudia Tranchese nel cast

Ad arricchire il cast della produzione, che promette di mostrare il volto di un'Italia spesso dimenticata, c'è anche l'esperienza personale di Claudia Tranchese. L'attrice campana, che ha mosso i primi passi in «L'amica geniale» e poi in produzioni per Netflix, porta con sé il bagaglio di una crescita avvenuta in un'area periferica della provincia di Napoli. Un vissuto, il suo, che l'ha portata a dichiarare di essere «cresciuta nel nulla» e di aver sviluppato una «fame» che non ha nulla a che vedere con l'arrivismo. La sua partecipazione al progetto conferisce un ulteriore strato di autenticità a una storia che parla proprio di quei contesti marginali dove immaginare un futuro diverso appare un lusso irraggiungibile per troppi giovani.

Il plauso della vera ispiratrice

Un sigillo di credibilità alla serie arriva direttamente dalla persona che ne ha ispirato, seppur liberamente, la trama. Eugenia Carfora, la dirigente scolastica reale, ha espresso parole di elogio per il lavoro svolto dall'intera produzione e in particolare per l'impegno di Luisa Ranieri, riconoscendo come l'attrice abbia saputo andare «oltre il suo lavoro» carica di una forte responsabilità. Questo riconoscimento, che giunge da chi nella realtà vive ogni giorno quelle sfide, suggella la volontà della fiction di non scadere nella retorica, ma di scavare nella complessità di un ruolo – quello educativo – che in certe zone del Paese assume le tinte di una missione quasi civile. La serie, della durata di circa cento minuti a puntata, si propone dunque di mostrare l'energia concreta, fatta di gesti quotidiani e spesso invisibili, necessaria per tessere una rete di fiducia in un ambiente fragile.

Oltre Caivano: una geografia della fragilità

Sebbene il nome di Caivano sia diventato emblematico, la narrazione de «La Preside» ambisce a parlare a un orizzonte più ampio. La fiction, infatti, non intende raccontare solo quel specifico territorio, ma gettare luce su una geografia diffusa della fragilità, fatta di tante periferie – fisiche ed esistenziali – dove il diritto all'istruzione è minacciato. In questi luoghi, come emerge dalla costruzione della trama, la figura della preside non viene ritratta come un eroe solitario, ma come un perno che può attivare processi collettivi. La serie si concentra sull'azione, sui fatti che accadono dentro e fuori le aule, mostrando come la scuola possa tentare di essere un argine e, al tempo stesso, un luogo da cui far germogliare nuove possibilità, senza la pretesa di fornire risposte definitive ma con la forza di una storia ben raccontata.

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