Casa, bene le vendite nel 2025 ma il mattone nuovo arranca
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Redazione Economia
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Il mercato immobiliare italiano archivia il 2025 con numeri che, al netto di uno scenario macroeconomico tutt’altro che semplice e di una fluttuazione dei tassi di interesse che ha tenuto banco per lunghi mesi, restituiscono l’immagine di un settore vitale, capace di superare le attese della vigilia. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e successivamente elaborati dall’ufficio studi del gruppo Tecnocasa, nell’arco dei dodici mesi si è registrato un volume complessivo di 766.756 compravendite residenziali, un balzo in avanti del 6,4 per cento rispetto al 2024 che consolida un trend di crescita ormai strutturale. L’analisi limitata all’ultimo trimestre dell’anno, quello tradizionalmente più complesso da interpretare per via della stagionalità, evidenzia peraltro un ulteriore incremento dello 0,4 per cento, a testimonianza di una domanda che non accenna a raffreddarsi: oltre 218 mila abitazioni sono passate di mano tra ottobre e dicembre, spinte – come spiegano gli analisti – dalla progressiva riduzione del costo del denaro che ha reso i mutui nuovamente vantaggiosi per molte famiglie.
Il paradosso delle new coppie e la frenata del nuovo
Se il comparto delle compravendute tira il fiato e mostra muscoli insospettabili, lo stesso non può dirsi per il segmento delle nuove costruzioni, che attraversa una fase di marcata sofferenza. I dati diffusi nelle ultime settimane dall’ANCE, l’associazione nazionale dei costruttori edili, parlano chiaro: il volume del comparto edile destinato a nuove abitazioni dovrebbe segnare una flessione del 2,6 per cento sul 2024, ma il dato più allarmante riguarda gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, quelli che negli anni passati avevano beneficiato degli incentivi fiscali, in calo di ben il 25,8 per cento. Una contrazione, quest’ultima, che gli esperti riconducono al progressivo esaurimento delle spinte del Superbonus e al contestuale irrigidimento delle condizioni di accesso al credito per le ristrutturazioni importanti, un fenomeno che ha prosciugato gran parte della liquidità che alimentava il settore. L’effetto combinato di questi fattori – minori agevolazioni e tassi comunque non bassissimi per chi vuole costruire ex novo – ha prodotto una riduzione complessiva della produzione residenziale che, secondo il Centro Studi CRESME, supererà il 20 per cento cumulato tra il 2022 e il 2025, dando vita a una fase di transizione che qualcuno ha già ribattezzato “il ciclo della selezione”.
Palermo corre, e anche le medie province non scherzano
A osservare la cartina geografica delle compravendite, salta all’occhio la performance della città di Palermo, che con un incremento del 9,4 per cento si aggiudica il primato nazionale della crescita tra i grandi centri urbani, tallonata da Torino e Milano che viaggiano su percentuali comunque a due cifre, rispettivamente 11,3 e 10 per cento nel secondo trimestre, ma con volumi assoluti ben diversi. Se si scende nel dettaglio provinciale, emergono situazioni di dinamismo forse meno attese ma altrettanto significative: l’Umbria, ad esempio, ha messo a segno un +14,8 per cento nei primi sei mesi dell’anno, un dato che, se rapportato alla popolazione maggiorenne residente, proietta la regione addirittura all’ottavo posto in Italia per vivacità immobiliare, con punte del 26,3 per cento di aumento nella sola provincia di Terni. Un risultato, quello umbro, che gli operatori locali spiegano con la combinazione tra prezzi ancora accessibili e una qualità della vita che continua ad attrarre acquirenti da fuori regione, specialmente da Roma e dalle aree metropolitane più congestionate.
Chi compra e dove: i mutui riprendono quota
L’andamento positivo delle transazioni trova riscontro anche nei dati relativi all’accesso al credito, con la quota di acquisti sostenuti da un mutuo che nel secondo trimestre 2025 è risalita fino a lambire il 47 per cento del totale, segnando un incremento di circa due punti rispetto all’anno precedente. Un segnale importante, perché indica che la fiducia delle famiglie, pur cauta, è tornata a manifestarsi anche verso l’indebitamento a medio-lungo termine, favorita peraltro da un’offerta bancaria che ha ricominciato a proporre condizioni competitive, specialmente sul fronte dei tassi fissi. La fotografia che ne viene fuori è quella di un mercato sempre più polarizzato: da un lato i grandi capoluoghi, che continuano a macinare numeri assoluti importanti – Roma guida la classifica con oltre 8.300 transazioni nel terzo trimestre, seguita da Milano e Torino – dall’altro le cinture urbane e le province minori, dove la crescita percentuale risulta spesso più accentuata perché parte da basi quantitative più ridotte. I compratori, insomma, sembrano ormai aver metabolizzato la lezione dei prezzi: meglio spostarsi di qualche chilometro e comprare più grande, piuttosto che strozzarsi in monolocali dai costi proibitivi. Una tendenza, questa della fuga verso l’hinterland, che gli agenti immobiliari danno ormai per strutturale e destinata a durare.




